SERVI DEI TEDESCHIL'ITALIA DICE NEIN

Ondata di reazione contro l’articolo dello Spiegel che ci definisce un popolo di codardi: basta con i maestrini di Berlino che ci denigrano e pretendono di insegnarci a vivere. Il direttore Alessandro Sallusti replica con un editoriale: "A noi Schettino, a voi Auschwitz" (<strong><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/lettera_ai_tedeschi/27-01-2012/articolo... target="_blank">leggi l'articolo</a></strong>). <strong>GUARDA <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/video/il_video_sallusti_der_spiegel/id=sallusti... target="_blank">Il videoeditoriale del direttore Sallusti</a></strong></strong>. Protestiamo inviando <strong><a href="mailto:spiegel@spiegel.de" target="_blank">una mail alla loro redazione</a></strong>. <strong id="tinymce" class="mceContentBody " dir="ltr">POLEMICA <a href="/interni/servi_berlino_il_popolo_web_dice_nein/28-01-2012/articolo-id=569167-page=0-comments=1" target="_blank">Servi di Berlino? Il popolo del web dice nein</a></strong>.<strong> ALL'ESTERO <a href="../cronache/la_prima_pagina_giornale_fa_giro_web/27-01-2012/articolo-id=569150-page=0-comments=1" target="_blank">La prima pagina del Giornale fa il giro del web</a></strong>

Da ieri, almeno per noi, lo spread è sceso e non di poco. La distanza tra la Germania e l’Italia si è accorciata, e non mi riferisco al valore dei titoli di Stato. Parlo della consapevolezza che i tedeschi non sono una razza su­periore, che noi italiani non siamo il loro zerbino né servi di nessu­no. Lo deduco dopo aver letto molti dei commenti recapitati a mi­gliaia al nostro giornale e circolati in rete, da Facebook a Twitter, sul titolo: «Tedeschi, a noi Schettino, a voi Auschwitz», con il quale abbiamo aperto la prima pagina di ieri in risposta allo sprezzante articolo pubblicato dal settimanale Der Spiegel sul fatto che gli ita­liani, lo proverebbe l'incidente del Giglio, sarebbero una «non raz­za di codardi».

Il senso del mio articolo era che i tedeschi possono insegnarci alcune cose ma non come stare al mondo. La loro storia glielo impedisce e la devono smettere di fare i maestrini d’Europa perché, indipendentemente dal Pil, hanno seminato solo lutti e disastri. La sorpresa è stata che su questa tesi si è ritrovato un popolo che non ha colore politico ma dignità e senso di appartenenza. E che è stufo di pendere dalle labbra della Merkel e soci. È un buon segno. Perché adesso basta. Non meritiamo di essere declassati da oscu­re agenzie di banchieri che negli scorsi anni ci hanno imbrogliati e depredati. Non meritiamo di essere sbeffeggiati nel mondo e in­sultati da giornalisti da salotto, palloni gonfiati dell’informazio­ne. Non meritiamo di essere commissariati da una Europa che ne­ga le radici sulle quali proprio gli italiani, nei secoli,l’hanno prima costruita e poi fatta diventare il centro del Mondo.

Se tutto questo è successo è perché noi italiani glielo abbiamo permesso in nome dell’antiberlusconismo: denigrare l'Italia per colpire l’ex premier. Qualcuno ci ha provato anche ieri, prenden­do le parti dello Spiegel. A questi signori, che ci hanno criticato e insultato per aver evocato Auschwitz, vorrei ricordare che la giornata della memoria dell’Olocausto, che cadeva proprio ieri, non è una questione di stile. A rimuovere le responsabilità tedesche nel­la caccia agli ebrei in nome del politicamente corretto si rischia il negazionismo. A parlare di razza, come ha fatto il giornalismo del­lo Spiegel, si rischia il nazismo. Non ci pentiamo di averlo scritto, perché, parafrasando la frase simbolo del caso Schettino: Italiani, torniamo a bordo, cazzo.