Servillo: «Vivo nel tormento, vorrei più sogni»

Peppe Servillo, cantante degli Avion travel. Lei vota?
«Lo so che sono pedante, ma la risposta è: io vado a votare perché è giusto, perché è un diritto e un dovere. E poi se non andassi a votare come farei a criticare dopo?».
Chi vota?
«E qui sono all’antica: il voto è segreto».
Vabbè, ma sa già chi votare?
«Diciamo che come sempre prima delle elezioni vivo ore di tormento, fra dibattiti con gli amici, lunghe discussioni...».
Come definirebbe la nostra classe politica?
«Sicuramente una commedia».
Perché?
«Tutto questo rimproverarsi sempre l’uno con l’altro, noi volevamo le riforme e voi no, tu avevi detto che volevi questo, ma quest’altro lo fatto io, è una commedia. Ma non è qualunquismo, sa, sono i politici stessi a porsi così, del resto è la natura italiana».
Servirebbe più rigore?
«A volte sì, manca una personalità austera, distante, di quelle che poi a farci satira sopra un po’ ti senti intimorito».
I politici sono lo specchio del Paese?
«Eh, beh, non si può dire che chi ci rappresenta sia separato da noi in modo assoluto, ma non si può nemmeno demonizzare l’intera società civile».
Questa è cattiva.
«Ma no, è che la parte migliore della società civile non è rappresentata dalla politica, perché da sempre la snobba, la considera un’attività bassa».
Poniamo che lei sia di centrosinistra. Cosa dovrebbe dirle il centrodestra per farle cambiare idea?
«Ma guardi, io me lo auguro».
Prego?
«Mi auguro che si crei un’alternanza tale da consentire a ogni cittadino di votare chi vuole liberamente, perché adesso invece spesso si vota uno schieramento per compiacerlo, o per ricattarlo».
Cosa vorrebbe che le promettessero?
«Vorrei una classe politica più sognatrice, e più disponibile al ricambio».
Viviamo in gerontocrazia.
«È che non capisco come si possa vivere una vita intera senza un sogno, ma solo con un affare da gestire».
Era meglio la prima Repubblica?
«Perché, è iniziata la seconda?».
Chi vince le elezioni?
«Boh».