Ma servirebbe altro per vincere il derby delle figurine

Milan e Inter stanno divertendosi (e divertendoci) a giocare con le figurine dei calciatori. Prendo questo. No, io te lo soffio. E viceversa. Se, in tempi recenti, il Milan ha preso Pato soffiandolo ai sogni di Mancini, ora è l’Inter che vuol mettere i brividi agli altri inseguendo Ronaldinho, magari per fare un favore al Barcellona. Diciamocelo: Ronaldinho potrebbe tranquillamente andare al Manchester City o al Chelsea senza far piangere nessuno (o quasi) a Milano e dintorni. Un grande giocatore valorizza sempre una rosa, ma non è detto che la rosa abbia bisogno di quel grande giocatore. Ed è il caso di Milan e Inter quando inseguono (davvero o per finta) Ronaldinho.
Ma se il Milan è certo di avere fra le mani il giocatore, in attesa che il Barcellona accetti l’offerta economica rossonera, l’Inter sfarfalleggia da un’idea all’altra. Mancini ha chiesto rinforzi veri a metà campo: a gennaio voleva Konko, il centrocampista del Genoa, o Diaby, il gigantesco centrocampista francese dell’Arsenal. È arrivato Maniche. Ora ripropone i nomi, aggiungendo Capel, l’esterno del Siviglia, e Alexander Hleb, il centrocampista bielorusso dell’Arsenal. Nel resto sta bene: in difesa c’è abbondanza, non ha problemi in attacco. Sempre per la serie, facciamoci del male e facciamo divertire tutti, l’Inter, raccontano i suoi strateghi dietro le quinte, insegue Borriello avendo per le mani Acquafresca, esattamente come il Milan insegue Acquafresca avendo per le mani Borriello e altri sei-sette attaccanti. Stravaganti! In realtà l’unico problema riguarda sostituti adeguati per Vieira e Cambiasso. E Moratti, se non divorzierà dal tecnico, dovrà provvedere. Poi potrà divertirsi. Non tanto rinnovando il contratto a Figo (sarebbe una buona ragione per tendere i rapporti con l’allenatore) quanto trovandogli una degna alternativa. Bocciato Jimenez, ecco spuntare Diego, seguito da diversi mesi, anche quando la Juve pareva in pole position per acquisirne i servigi. Il brasiliano sarebbe ideale per il ruolo in cui l’Inter ha qualche falla. Stankovic è l’unico con un pizzico di verve, ma quest’anno ha perso qualche punto. Del resto Mancini ha sempre amato gente di quel tipo, senza farne questione di centimetri o fisicità: gli piaceva Cassano, avrebbe voluto Riquelme, non gli spiace Deco, ha sbagliato valutazione su Jimenez.
Dunque Diego sta all’Inter come al Milan dovrebbe starci un bel centrocampista di sostanza, un buon difensore di fascia in aggiunta a Zambrotta e un attaccante che non sia un «trecante» come Ronaldinho, quanto un centravanti di forte e robusta costituzione che conosca l’area di rigore come casa sua. Senza dimenticare che mugugni di spogliatoio, voci giornalistiche su chi vuol andarsene (Gattuso ha messo il muso dopo l’ultima sostituzione) e risultati hanno sempre qualche fondo di verità. Per il Milan e per l’Inter che, almeno in questo, pari sono.