Servizi asl: impugnata la delibera

La mancata formazione del personale sanitario che fa il paio con lo scarso interesse sull’innovazione tecnica sono la cartina di tornasole per misurare la trascuratezza delle politiche sanitarie della giunta regionale guidata da Marrazzo. Almeno questa è la convinzione del sindacato Fials Confsal, che ha impugnato la validità della delibera sull’Atto di indirizzo delle Asl, licenziata dalla Regione e diretta ai general manager, perché il documento non conterrebbe indicazioni esaustive per mantenere un congruo e competitivo livello di offerta assistenziale sia in termini di servizi sia di personale sanitario.
Dopo i tagli all’assistenza, l’imposizione dei tetti di spesa su diagnostica e farmaceutica, le indicazioni della giunta regionale alle aziende sanitarie è chiara: tirare la cinghia anche sulla cosiddetta «Educazione continua in medicina» (Ecm) e sui capitoli di spesa che riguardano l’incremento delle tecnologie d’avanguardia. Ma la Fials è proprio su questo punto che non ci sta perché, spiega il segretario regionale Gianni Romano, «l’argomento formazione diventa obbligatorio, come previsto dal contratto nazionale di lavoro, solamente se le aziende sanitarie lo vanno a promuovere altrimenti può essere considerato facoltativo come in questo caso. Per cui se la Regione disincentiva i direttori a prendersi l’impegno di formulare un piano formativo adeguato, i finanziamenti statali dedicati all’Ecm saranno persi. Se non si attiveranno i corsi gli operatori sanitari saranno costretti a pagare di tasca propria l’aggiornamento professionale presso istituzioni private». Non solo. «Nello stesso documento - prosegue Romano - la giunta ha pure dimenticato di richiamare l’innovazione della strumentazione tecnico-sanitaria deputata ai manager delle aziende sanitarie e ospedaliere sulla base dell’offerta assistenziale che si intende elargire: premesse che ledono la competitività della sanità pubblica rispetto a quella privata».
Una serie di motivi sufficienti, stando al sindacato autonomo, per chiedere in giudizio l’illegittimità dell’atto in questione e quindi la revoca affinché possa essere riformulato e approfondito in sede opportuna. Infatti oltre il pressappochismo con la quale il documento è stato stilato non sono state neppure esperite le consultazioni con i sindacati malgrado nello stampato venga sottolineato tutto il contrario. Inoltre a sentire la Fials le azioni giudiziarie nei confronti dell’ente territoriale non finiscono qui: «Stiamo preparando il ricorso sul taglio dei 3.500 posti letto prima di impugnare gli atti azienda per azienda».
In attesa che arrivi in pronunciamento del giudice non mancano le critiche all’atteggiamento della giunta Marrazzo in materia di mancata concertazione. È il vicepresidente della commissione Sanità Stefano De Lillo che stupendosi del fatto che «malgrado il governatore del Lazio Marrazzo abbia aperto venticinque tavoli solo negli ultimi sei mesi, si può dire che il confronto democratico non sembra abitare in Regione e il palazzo di vetro sembra tutt’altro che aperto a tutti, nessuno escluso: lo dice oggi l’impugnativa della delibera sui servizi nelle Asl e l’annuncio di ricorso al Tar contro il taglio dei posti letto da parte di un sindacato come la Fials. Da quando si è insediato il centrosinistra ha negato nei fatti la propria presunta maggiore attenzione i lavoratori e ai loro sindacati, preferendo distinguerli tra figli e figliastri».