Servizi pubblici e residenze nella variante di Palazzo Marino

Nessun grande centro commerciale nell’area dell’Expo, ma servizi di interesse pubblico e generale e abitazioni, anche in edilizia convenzionata e agevolata. Sono queste le indicazioni di massima sul futuro del sito contenute nella proposta di variante sottoscritta a Palazzo Marino, in attesa del Piano integrato d’intervento che - dopo la stesura del progetto esecutivo dell’Expo - determinerà con più precisione il futuro delle aree. Tra le ipotesi di riutilizzo si cita chiaramente solo il nuovo centro di produzione Rai. Il disegno del masterplan è definito «una prima griglia strutturale» per la progettazione del futuro sviluppo urbanistico dell’area.
Nelle prescrizioni che riguardano l’area Expo sita nel Comune di Milano (circa l’85 per cento del totale delle aree), la destinazione urbanistica è definita come «ambito di trasformazione di interesse pubblico generale». Ed ecco le funzioni ammesse: attrezzature e servizi d’interesse pubblico o generale, anche di proprietà e gestione privata, e destinazioni d’uso tipiche del tessuto urbano quali residenza, anche nelle tipologie dell’edilizia convenzionata e agevolata. Sono invece da considerarsi escluse dalle funzioni ammesse «le industrie insalubri e le strutture commerciali configurabili come grandi strutture di vendita» (ovvero oltre i 2500 metri quadrati).
I parametri urbanistici, che sarebbero per così dire il cuore dell’affare, come è noto prevedono un indice edificatorio di 0,52 mc/mq che sarà concentrato sul 40 per cento della superficie disponibile. Si tratterà cioè di edifici molto alti: secondo i primi rendering fino a diciannove piani. L’indice di utilizzazione edificatoria è particolarmente appetibile per i proprietari delle aree perché è calcolato al netto delle aree occupate dalle infrastrutture e dagli edifici permanenti e quindi consente di “concentrare” molto di più le costruzioni. Il Parco tematico non dovrà essere inferiore al 56 per cento della superficie destinata ad aree e attrezzature pubbliche, di interesse pubblico e generale (che è stabilito dalle leggi urbanistiche vigenti).
Si parla poi della Cascina Triulza, salvaguardata come edificio storico e destinata ad ospitare strutture dell’Expo e, dopo il 2015, servizi di interesse pubblico e generale. In sintesi, nell’intenzione del Comune, «l’area potrà avvicinare il tessuto urbano milanese al nuovo, ma periferico, Polo fieristico di Rho Pero». Insomma, alla fine la Fiera sarà parte integrante di Milano.
La proposta di variante dovrà naturalmente essere sottoposta al voto del consiglio comunale di Milano e di Rho, entrambi interessati dalle grandi trasformazioni urbanistiche delle aree dell’Expo.