Servizi segreti lottizzati dall’Unione Anche An ora vuole vederci chiaro

Mantovano dopo l’inchiesta aperta dalla Procura: «Criteri discutibili». L’esecutivo: «Tutto in regola»

da Roma

Nessuna lottizzazione dei servizi di sicurezza, anzi. Solo una «riorganizzazione radicale delle attività di intelligence», realizzata «attuando una riforma che le rende più trasparenti e insieme più efficienti ed eliminando qualsiasi stortura e qualsiasi opacità». Palazzo Chigi interviene sulle presunte «defenestrazioni» di agenti degli ex Sismi e Sisde, sulle quali indaga la Procura di Roma, per assicurare che è «falso e tendenzioso» sostenere che «il governo e il presidente del Consiglio in prima persona abbiano compiuto una sorta di colpo di mano impadronendosi delle strutture di intelligence». Insomma, dopo la precisazione dei vertici dell’Aisi interpellati dal Giornale, anche il governo nega le pressioni politiche che, stando a quanto denunciato dagli ex 007 «pensionati» o rispediti alle amministrazioni di provenienza, sarebbero tra gli elementi decisivi per la loro esclusione, in modo da lasciare spazi nell’organico da riempire con parenti e amici. Palazzo Chigi, invece, non può smentire - e infatti conferma - l’esistenza di un’inchiesta sull’argomento. Secondo il governo, è «basata sulle denunce di alcuni dipendenti che non intendono accettare i criteri di riorganizzazione dei servizi». Si tratterebbe di una ripicca, insomma. Ma intanto il pm romano ha acquisito dagli uffici di via Lanza, sede del servizio segreto civile, i fascicoli personali di tutti gli 007 in forza all’ex Sisde. Evidentemente proprio per accertare se, come ha scritto nella nota ieri Palazzo Chigi, corrisponda al vero che «le nomine e le riallocazioni di personale effettuate rispondono solo ai criteri di professionalità ed efficienza».
In difesa dell’operato dell’esecutivo e dei vertici dei servizi scende in campo anche il presidente emerito Francesco Cossiga: «Ci mancherebbe pure che i direttori dei Servizi non potessero, nel rispetto della legge come è stato fatto, estromettere del personale e assumerne di nuovo di propria fiducia», spiega l’ex Capo dello Stato. Che pure, nel novembre del 2005, in un’intervista denunciava l’esistenza di «una manovra dei generali prodiani per occupare l’occupabile in materia di sicurezza esterna ma anche interna», indicando nel ministro della Difesa Arturo Parisi il riferimento della «cordata ulivista dei generali». Ma c’è anche chi non si accontenta della replica di Palazzo Chigi. Come Alfredo Mantovano, senatore di An e componente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. «Il governo Prodi - attacca - non solo ha tolto un’enorme quantità di risorse finanziarie ai servizi di informazione e sicurezza ma, approfittando di un vuoto normativo, ha allontanato oltre 250 dipendenti, tra i più validi, per sostituirli con altre persone». Per l’esponente di An «in particolare al Sisde sono state dimissionate persone competenti ed esperte, sostituite con criteri che non conosciamo». Infine un altro rappresentante di An a Palazzo Madama, Domenico Gramazio, ha presentato un’interrogazione urgente sulla presunta lottizzazione al premier e ai titolari di Viminale e Difesa. «Le dichiarazioni della presidenza del Consiglio - ha commentato Gramazio - servono solo a gettare discreto su un sistema che lavora quotidianamente nel tentativo di risolvere i mille problemi della malavita e del terrorismo nel nostro Paese».