Servono 24 miliardi entro il 2013 Nel mirino pensioni, invalidità e Iva

Domani il governo incontra le parti sociali: tante le ipotesi aperte. Bonanni: anziché colpire la previdenza si taglino i costi della politica

Roma - Difficile annullare con un tratto di penna le pensioni di anzianità. Sono una peculiarità tutta italiana, toglierle di mezzo sarebbe una colpo di scena che non lascerebbe insensibili i mercati, ma il tema è politicamente rovente. Per il prossimo Consiglio dei ministri sta semmai prendendo quota l’accelerazione all’ innalzamento dell’età del ritiro dal lavoro. E, su un fonte totalmente diverso, un ritorno, in versione rafforzata, dei tagli ai costi della politica e delle privatizzazioni.
A un giorno dall’incontro tra governo e Parti sociali, a due dall’audizione di Giulio Tremonti nelle commissioni Affari Costituzionali e Finanze e dal successivo consiglio dei ministri che ufficializzerà l’anticipo del pareggio di bilancio al 2013, il merito delle misure è ancora tutto da decidere. Il pallino è in mano alla politica, il menu verrà messo nero su bianco questo pomeriggio in una riunione tecnica al ministero dell’Economia, ma le aree di intervento sono note. C’è l’anticipo di un anno delle scadenze previste dalla manovra, e quello, sempre di dodici mesi, della delega fiscale-assistenziale che dovrà quindi portare alle casse dello stato 24 miliardi già nel 2013. Il come è già nel testo, che prevede una serie di alternative che vanno dalla stretta sulle agevolazioni fiscali che hanno finalità di assistenza, a interventi sulle pensioni di invalidità e di reversibilità fino all’innalzamento dell’Iva. Se non si deciderà tra nessuna di queste misure, incombe il taglio lineare a tutte le agevolazioni, che valgono 160 miliardi.
La novità è l’ulteriore stretta sulla previdenza. Non è ancora stata decisa e resta solo una possibilità che il governo si riserva per blindare l’obiettivo del fabbisogno a zero. Le resistenze politiche non sono poche. Quella della Lega, partito da sempre contrario a interventi troppo drastici sulle pensioni di anzianità. Ma anche quelle dei sindacati che domani vedranno il governo.
«Sulle pensioni è già stato fatto tutto quello che era possibile fare - ha commentato ieri il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni - mentre non è stato fatto il possibile sui tagli alla politica. Voglio proprio vedere se, anche questa volta, il governo deciderà di mettere il carro davanti ai buoi».
Segno che le parti sociali, anche quelle che dialogano con il governo, sono disposte a ulteriori rinunce solo se la politica sarà disposta a fare sacrifici più consistenti rispetto a quelli della manovra. Ma segno anche che, di fronte ai mercati nella bufera nemmeno i sindacati se la sentono di escludere una stretta sulle pensioni.
Il come è comunque tutto da decidere. Sul tavolo della politica ci sono varie opzioni. Quelle più indigeste sono quelle che riguardano le pensioni delle donne. È tornata nel menu, l’ipotesi della Ragioneria dello Stato che prevede un’innalzamento dell’età del ritiro delle lavoratrici del privato di un anno a partire dal 2012.
Poi c’è la stretta sull’anzianità. La medicina meno amara potrebbe essere un anticipo al 2012 della quota 97 (il requisito che si calcola con la somma dell’età anagrafica e dell’anzianità di contribuzione) che dovrebbe scattare nel 2013. L’abolizione dell’anzianità, consisterebbe insomma in un aumento graduale degli anni dell’anzianità. Nel menu in mano al governo, c’è anche un sistema di disincentivi per chi sceglie la pensione di anzianità, ad esempio con tagli alla rendita fino al 40%. Questa ipotesi è decisamente sgradita ai sindacati, anche se in qualche modo farebbe giustizia alle nuove generazioni che percepiranno pensioni calcolate con il contributivo.
Per quanto riguarda le altre misure, confermata l’idea di mettere in Costituzione il pareggio di bilancio. La modifica dell’articolo 81 è l’argomento dell’audizione di Tremonti. C’è poi la modifica dell’articolo 41, sulla libertà di impresa che è pronta da tempo e punterà a rendere permesso tutto ciò che non è espressamente vietato per legge. Tra le misure pro crescita (e in questo caso anti casta) ieri ha preso quota un rafforzamento delle privatizzazioni, a partire dalla cessione delle municipalizzate. Anche in questo caso a fare resistenza è la Lega Nord.
Per quanto riguarda il capitolo Lavoro, la ricetta del governo resta lo Statuto dei lavori del ministro Maurizio Sacconi. E c’è l’ipotesi di una legge che sostenga - solo dal punto di vista normativo visto che gli incentivi fiscali ci sono già- la contrattazione aziendale, rafforzando la validità erga omnes degli accordi. Misura che sarà sicuramente gradita alla Bce, ma che alle parti sociali non piace.