«Servono nuove regole per le escursioni pericolose»

Sono proseguite ieri senza esito le ricerche di Stefano Biggi, l’escursionista milanese disperso sul monte Aiona, in Val d’Aveto, da venerdì scorso. Le operazioni sono state anche ostacolate da una nuova nevicata, che in serata ha interessato anche le autostrade del nodo genovese. Dopo il ritrovamento delle racchette del disperso e il passare dei giorni, sono ormai ridotte al minimo le speranze di ritrovarlo sano e salvo. Sulla vicenda riceviamo e pubblichiamo il seguente intervento.

Per doveroso senso civico, atteso il silenzio al riguardo della vicenda sinora tenuto da parte delle istituzioni preposte al governo del territorio e alla sicurezza, ritengo opportuno trasmettere alcune osservazioni alle stesse istituzioni e a quanti si sono prodigati nei soccorsi.
In relazione alla vicenda occorsa ad un gruppo di escursionisti che si sono, forse maldestramente, avventurati nella drammatica escursione in Val d'Aveto sull'Appennino Ligure nelle giornate dall'08 al 10 dicembre 2005 occorre preliminarmente dar atto e riconoscere al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, alla Croce Rossa Italiana di Riva Trigoso, al Soccorso Alpino del Cai Genova, alla Asl 4 Chiavarese-Servizio Emergenza 118, al Comando del Corpo Forestale dello Stato Regione Liguria, agli Elicotteristi della Regione Liguria e della Protezione Civile, al Comando Provinciale dell'Arma dei Carabinieri, al Personale Medico e Paramedico dell'Ospedale di Lavagna e a tutti coloro, anche se non espressamente citati, che si sono prodigati nelle operazioni di soccorso ed assistenza, dei valorosi interventi profusi al fine di assicurare la salvezza e la sopravvivenza dei superstiti.
Ma tutto ciò - a mio giudizio - non è sufficiente. Occore assumere concrete determinazioni risolutive dal punto di vista sociale.
Le istituzioni territoriali (e anche quelle nazionali atteso che circostanze del genere possono verificarsi ovunque) debbono prendere atto dell'estrema pericolosità dell'Appennino Ligure soprattutto nei mesi invernali in zone fortemente battute dal vento e da improvvise modificazioni delle situazioni meteo.
Per chi non conosce profondamente le nostre montagne è opportuno che si ponga speditamente nelle condizioni di valutare queste indicazioni per cui, ad evitare che altri soggetti possano nuovamente trovarsi in condizioni di pericolo di vita, il concreto, indispensabile e immediato suggerimento è quello che la Regione Liguria (che ha competenza sull'intero arco appenninico comprese le Alpi Marittime) e la Provincia di Genova (per quanto attiene il territorio di competenza) si attivino prontamente con tutti i mezzi e le facoltà a loro disposizione sia per impedire (attraverso le Forze dell'Ordine, il Corpo Forestale dello Stato e le Autonomie locali anche attivando normative sanzionatorie per i contravventori) che nel periodo invernale - e comunque in situazioni meteo avverse - coloro che intendono avventurarsi in escursioni ne siano impediti dal farlo se non accompagnati da personale esperto della zona di riferimento e comunque previo avviso e autorizzazione dei soggetti competenti a ciò delegati. Questa non è una limitazione di libertà è sostanzialmente un atto di prevenzione.
È opportuno sottolineare al riguardo che imprudenze del genere e le conseguenti operazioni e interventi che oltre a mettere a repentaglio la vita dei soccorritori hanno un costo sociale rilevante, impegnano risorse umane nella ricerca e nell'assistenza, determinano stati d'ansia per la situazione di pericolo conseguente alla leggerezza con cui vengono affrontate e comunque pongono le risorse disponibili nelle condizioni di affrontare situazioni che, se opportunamente regolamentare, possono essere prevenute.
In conclusione e al fine di valutare a tutto campo la problematica sembra opportuno che i mezzi radiotelevisivi e di stampa si attivino per avviare un dibattito costruttivo al fine di risolvere la problematica in esame. Sono personalmente disponibile a partecipare al dibattito.