«Servono prove, ma se è vero cambia tutto»

Abbiamo intervistato il professor Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Gramsci ed esperto della vita e del pensiero del fondatore dell’Unità, chiedendo il suo parere sulla presunta conversione di Gramsci in punto di morte.
Professor Vacca cosa pensa delle dichiarazioni del vescovo Luigi De Magistris?
«L’attendibilità è tutta da valutare. Per la documentazione conosciuta non c’è nulla che ci parli di questa conversione».
Quali sono i documenti di cui disponiamo?
«Una lettera molto dettagliata della cognata di Gramsci, Tatiana, diretta a Piero Sraffa a Cambridge. Che su questo non ci dice nulla. E poi c’è un’altra lettera sempre di Tatiana a Giulia Schucht (moglie di Gramsci) inedita e che abbiamo da poco ricevuto dalla famiglia. E anche lì della conversione non si fa cenno. Stesso discorso per tutta l’altra documentazione, verbali di polizia compresi...».
Ma per quanto riguarda il rapporto di Gramsci con la spiritualità...
«No, questa domanda posta così non ha senso... È inutile parlare del prima, cercare in Gramsci uno spirituale nascosto che anticipi qualcosa... Non è un discorso che abbia senso. Bisogna che monsignor Luigi De Magistris mostri le prove storiche delle sue affermazioni... Il discorrere di spiritualità “prima” servirebbe solo a creare un fumus di conversione e a questo non mi presto».
Ma nella sterminata opera di Gramsci quali sono i passi in cui si riflette sulla religione?
«La riflessione sulla religione è presente ovunque, una pagina sì e una no dei Quaderni. Basta che vada in biblioteca e metta mano ai Quaderni o alle Lettere. Ma questo è un fatto ovvio e non c’entra. Un grande pensatore che riflette sulla politica deve per forza occuparsi di religione, è ovvio».
Ma nulla che anticipi una conversione?
«Era assolutamente laico. Ma insomma non ha senso guardare al prima se non abbiamo la prova di una conversione. Se ci fossero le prove si potrebbe pensare al prima. Ma sino a quel momento... Io sono un non credente che prende sul serio la teologia cattolica. Se ha trovato la grazia in punto di morte... Il prima conta poco. Ma se quello di cui parliamo sono le testimonianze tardive di una suora, gia confutate da Paolo Spriano nel suo libro del 1977, non c’è molto da dire. Se ci fosse dell’altro, allora sarebbe un fatto di grande interesse e avrebbe senso fare una lunghissima discussione sul prima, rileggere tutto».
In quel caso servirebbe una rilettura?
«Sì, però servono dei documenti, cose accertabili dal punto di vista storico. Ma lo ribadisco sin qui non ce n’è traccia. Ci sono le prove? Ce le diano, saremmo tutti interessatissimi. Se no Gramsci resta quello di prima, il filosofo proiettato verso la politica e l’azione che pensa e parla della religione e della Chiesa in quest’ottica».
Ma per quanto riguarda Gramsci e la spiritualità...
«Insiste? Non c’entra con la questione, e sarebbe una tema per una conferenza di due ore. Se le interessa le consiglio la biblioteca... ».