"Servono riforme che premino i prof più bravi"

L’ex ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer avvisa il Pd:
"Arroccarsi in difesa non fa gli interessi della scuola. Il sistema è
vecchio e troppo classista, è lo studente non è il protagonista"

da Roma

«Il mondo della scuola ha bisogno di un time-out. Una pausa durante la quale il governo, l’opposizione e i sindacati devono trovare un terreno di discussione per confrontarsi nel merito sui contenuti educativi ai quali poi agganciare le misure economiche di risparmio. Occorre raffreddare il clima perché altrimenti sarà difficile se non impossibile varare qualsiasi provvedimento. È un appello il mio che rivolgo sia al governo sia all’opposizione». Il professor Luigi Berlinguer è convinto che la tensione sia alta nelle scuole e nelle università. Un clima surriscaldato dalle polemiche però non fa bene a nessuno e rende difficile affrontare i cambiamenti indispensabili attesi da anni dalla scuola italiana.
Professor Berlinguer l’opposizione contesta qualsiasi iniziativa del ministro Mariastella Gelmini «a prescindere». Il piano di dimensionamento degli istituti, con l’accorpamento di quelli con meno di 500 alunni, fu varato da Prodi quando lei era ministro della Pubblica istruzione. Ora che la Gelmini lo vuole attuare il Partito democratico l’attacca a testa bassa. Perché?
«Si è diffusa l’idea tra gli insegnanti che si può perdere il posto di lavoro e questa ipotesi ovviamente ha alzato la tensione. Le manifestazioni di contrarietà che qualche mese fa sembravano sporadiche ora stanno crescendo. Richiamo l’attenzione del governo a non sottovalutarle. Da un lato c’è sconcerto ma è pure vero che dall’altra parte c’è un reale consenso rispetto ad alcune iniziative del governo. La contrapposizione però tende a crescere e lo sciopero generale la alimenterà. In un clima simile sarà molto difficile attuare qualsiasi provvedimento, allora mi permetto di dare un suggerimento. Fino a ora è apparso prioritario il bisogno del risparmio rispetto a quello del cambiamento: occorre ribaltare questa prospettiva con la proposta di un disegno educativo davvero rivolto al futuro».
Ma la sinistra non sembra disponibile al confronto.
«Per la verità non lo sembra neanche Berlusconi. In questo clima comunque il rischio per l’opposizione è che, visto il malessere crescente, sia spinta ad arroccarsi in una posizione di difesa e non sarebbe fruttuoso né per gli interessati né per la scuola».
Se i risparmi sono necessari ed anche il centrosinistra riconosceva la necessità del cambiamento perché ora critica senza fare proposte alternative?
«Anche l’opposizione deve puntare a un cambiamento profondo della nostra scuola. Mi auguro che il governo trovi il registro giusto. Il dimensionamento è un aspetto secondario non comporta neppure la perdita delle classi. Voglio ricordare che nella mia riforma dei cicli scolastici varata nel 2000 c’erano tre punti fondamentali. Si rendeva più fluido il passaggio dalle elementari alle medie. Si riduceva di un anno il corso degli studi da undici a dieci sfruttando il vantaggio della scolarizzazione già avviata nella materna. E infine il piano di ammortamento che riduceva di 100mila il numero dei docenti in cinque anni col blocco del turn over. Nessuno aveva mai osato tanto. Però contemporaneamente si arricchiva l’offerta formativa: l’inglese, la musica che stimola la creatività dei nostri ragazzi. Un risparmio straordinario che però era frutto della riforma e che fu bloccato dalla Moratti che appena insediata cancellò la riforma dei cicli».
Ma veramente lei fu sostituito da Tullio De Mauro quando Amato divenne premier. Insomma fu fatto fuori dai suoi...
«È vero che sono stato sostituito ma la damnatio memoriae nei miei confronti è tutta opera della Moratti. De Mauro portò avanti la mia riforma che fu bloccata invece dal governo Berlusconi».
Professore, lei ha tentato di introdurre il principio del merito nella valutazione degli insegnanti, cosa che vuole fare anche la Gelmini, e il mondo della scuola le si è rivoltato contro.
«Difendo quell’idea fino in fondo. Forse il test era un errore perché i tempi non erano maturi. Oggi grazie anche a quello che fu fatto allora forse quel passo può essere finalmente compiuto».
Ma lo sciopero generale proclamato dai sindacati è sbagliato?
«Non spetta a me dare un simile giudizio. I sindacati stanno interpretando il volere della categoria. Detto questo credo che si possa e si debba ancora tentare un confronto».
Perché chi tocca la scuola si brucia?
«Non credo di essermi bruciato. E vero però che la ricerca educativa in Italia è tremendamente arretrata, ancora legata all’idea classista che deriva da Giovanni Gentile. Il sapere non può essere somministrato come una purga. Lo studente non è un vaso nel quale travasare conoscenze. Lo studente deve diventare protagonista, parte attiva del processo formativo».
La Gelmini vuole appunto di mettere lo studente al centro...
«Penso che in questo sia sincera. Purtroppo tutti i nostri intellettuali rimpiangono la scuola del loro passato che hanno frequentato da piccoli. Invece bisogna saper guardare al futuro».