Servono tecnici capaci per salvare l’ippica italiana

Il movimento delle scommesse ippiche continua a scendere con prevedibili effetti devastanti sul bilancio Unire, con probabili riflessi negativi non solo per quest’anno ma anche per l’anno prossimo. Questa incapacità di reagire, da parte dell’Unire in prima persona è dovuta a cause molteplici, contingenti, ma soprattutto strutturali. La politica ha assunto il comando dell’ippica appesantendo il sistema decisionale fuori misura e, mai come in questo momento di transizione, i suoi effetti stanno diventando insopportabili soprattutto per le casse dell’ippica ed in definitiva per il solito ammortizzatore che per il sistema perverso vigente è sempre e soltanto il montepremi, unica ancora di salvezza per allevatori e proprietari di cavalli da corsa.
Circola in questi giorni una polemica giornalistica, accesa su una presunta modificazione delle aliquote di prelievo sulle nuove scommesse che attraverso i cosiddetti corner dovrebbero portare un sollievo alle casse dell’Unire. Di cosa si tratta in sostanza: sul gioco a totalizzazione, viene prelevata una determinata percentuale che varia a seconda del tipo di gioco, Tris, Quartè o altro e a seconda del numero dei partecipanti ad ogni singola corsa. Mediamente questa percentuale complessivamente applicata è del 30 % circa. Parrebbe che in occasione della determinazione dei nuovi giochi del cosiddetto totalizzatore nazionale, da veicolare nella nuova rete dei corner, il prelievo in alcuni casi sarebbe stato aumentato, con la giustificazione di dovere differenziare queste scommesse da altre praticamente simili se non uguali che transiterebbero sulla rete tradizionale dei negozi ippici, le vecchie agenzie ippiche. Ufficiosamente, perché di ufficiale non vi è nulla su cui ragionare, si sostiene che le aliquote non sono state modificate ma solo adeguate a quanto previsto nella cosiddetta legge Masini (comma 498 della scorsa finanziaria), che aveva aumentato le percentuali di remunerazione dei ricevitori (che sono altra cosa) sia le aliquote per determinati eventi. Non posso stabilire per carenza di elementi, chi a mio avviso può avere ragione o torto e non mi interessa in alcun modo.
Però abbiamo un chiaro esempio da parte del sistema francese che ha dimostrato senza alcun dubbio che la strada da perseguire per incrementare il movimento di gioco è quella della riduzione dei prelievi. Cioè della percentuale che come sopra ho accennato dovrebbe essere globalmente attorno al 30%. Verosimilmente da noi superiore, rispetto a quella applicata in Francia, globalmente inferiore al 27%. Non ci si faccia ingannare da frazioni percentuali che pare possano non dire molto, ogni punto percentuale significa in Francia ottanta milioni di euro in più restituiti ai giocatori, i quali, è dimostrato dai fatti, si trovano nella condizione di poterne giocare di più.