Sessant’anni di equilibrio, serietà e professionalità

La storia blucerchiata tra alti e bassi

In questo tempo di vicende sportive al limite dell’assurdo, che hanno purtroppo colpito l’ antica Società del Genoa, mentre di questa si è parlato e si continua a parlare troppo, e spesso anche a sproposito, riesumandone giornalmente glorie, gioie e dolori dalla fondaizone ad oggi, sembra proprio che, al contrario, forse a causa della sua «normalità», non si siano tenute nel debito conto le gloriose vicende dell’altra società calcistica cittadina, la Sampdoria che, se non si sapesse, da sessant’anni, pur con alterne fortune, è stata esempio di serietà, equilibrio, professionalità, con conseguenti importanti risultati sportivi e di immagine.
La Sampdoria nasce, come è noto, nel 1946, come Unione Calcio Sampiedarenese Doria, dalla dusione delle due sezioni calcio di due storiche società ginnastiche, l’Andrea Doria e la Sampiedarenese. Queste, nate l’una nel 1900 e l’altra nel 1891, dopo aver sperimentato fra loro ben due fusioni, dando prima vita alla «Dominante» e quindi alla «Liguria», e una successiva scissione, si fondevano definitivamente alla odierna Sampdoria.
A mò di curiosità sveleremo che la nuova società conobbe anch’essa una piccola vicenda giudiziaria, (che ebbi il piacere di patrocinare), con i vecchi soci delle due società madri, ma, grazie a Dio, molto soft rispetto a quelle cui oggi dobbiamo assistere, e conclusasi con la reciproca soddisfazione delle parti.
Questa nuova creatura entrò invece ben presto nella considerazione e simpatia di una tifoseria sempre più numerosa. Le vicende più propriamente sportive furono fin dall’inizio per nulla irrilevanti, dotata com’era di giocatori di classe quali Lusetti, Bonetti, Fattori, Baldini (il famoso «Pinella» dal sinistro micidiale), che con Gei e Bassetto formava il leggendario «attacco atomico», ed altri grandi che vennero in seguito, quali Firmani, Ocwirk, Da Silva, Skoglund, Mora, Cucchiaroni, e di un assetto amministrativo che con le prime storiche presidenze, (Rissotto, Parodi, Ravano, Sanguineti, Lollighetti, De Franceschini), veniva sempe più improntato a rigore e serietà e mantenuto negli anni, pur con diverse sfumature.
Quanto alla conduzione tecnica non possono non ricordarsi «Gipo Poggi, Baloncieri, Ceizler, Monzeglio, Bernardini, sino ai più recenti Bersellini, Erikson e Boskov». Dopo gli storici presidenti, non può non ricordarsi nell’epoca di mezzo, in particolare la presidenza del grande «Avvocato di Campagna», come amava definirsi il buon Mario Colantuoni, che seppe conciliare la sua viscerale passione per la squadra con una intelligenza e «buon senso» amministrativo non comuni, ritagliando sulla squadra quella sua figura simpatica e bonacciona, portandola ad essere una delle compagini peù ben viste e più ben accolte in ogni stadio dove le capitava di giocare.
Da uomo intelligente e lungimirante qual’era, Mario Colantuoni aveva pensato che, andando come ospite in trasferta, fosse bello offrire alla squadra avversaria un ricordino simbolo di Genova, in oro massiccio, così da sfatare anche la favola della tirchieria tutta genovese. Questa signorilità di comportamento si estese ben preso anche ai giocatori, tanto che la squadra si guadagnò ripetuti pubblici riconoscimenti per correttezza in campo e fuori. L’avvento della presidenza Mantovani, negli anni 79/80, decreteva una storica svolta, proiettando la società nel novero delle grandi, accrescendone la fama e la considerazione sul piano sportivo, e confermandole quelle caratteristiche di società sana e ben amministrata, grazie anche a ripetute campagne acquisti e vendite, esempi di saggezza ed oculatezza gestionale. Il passaggio alla possente attuale presidenza Garrone ed alla guida tecnica di Novellino, pur soggetta ai necessari ridimensionamenti, si pone nel segno della continuità, sia per ciò che riguarda lo stile di conduzione, sia per quanto riguarda i risultati sportivi giunti al di là di ogni più rosea previsione. E con una sorprendente novità, rappresentata dal fatto che presidente, amministratori, allenatore e giocatori danno l’impressione di muoversi come su una scacchiera. In questa era di calcio «giudiziario» sembrava giusto ricordare 60 anni di calcio giocato, a livelli spesso altissimi, scevro da scandali, camarille e polemiche, da parte di una squadra, la Sampdoria, che, senza voli pindarici, illusori proclami, vani discorsi, come da più parti è ormai costume dare, ha da sempre camminato con i piedi ben piantati su un onesto erboso terreno.