A sessant’anni va all’Università

Riccardo Re

«Sembra una Vespa» disse Enrico Piaggio quando vide il primo prototipo della mitica «due ruote», la MP6 del 1945, oggi esposta nell’atrio dell’Università di Lettere e Filosofia, in via Balbi 2.
La settima settimana della cultura offre ai genovesi l’opportunità di celebrare il sessantesimo compleanno del veicolo «cult», nato proprio a Genova nell’aprile del 1946. Ma cosa c’entra la Vespa con la cultura? Molto, e ieri nell’Aula Magna della facoltà di Lettere e Filosofia in molti hanno illustrato questa tesi.
Il preside della facoltà, Michele Marsonet, cita proprio la Vespa come oggetto capace di ricoprire in maniera trasversale i diversi piani della cultura umanistica, scientifica e tecnologica. Liliana Pittarello, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Liguria, non esita nel definire la Vespa oggetto capace di essere considerato a tutti gli effetti un «bene culturale», potenzialmente vincolabile.
A dare tale dignità al veicolo Piaggio, sicuramente è stata tutta la sua storia che ha attraversato vari strati della società italiana del ventesimo secolo.
Vespa come «status symbol» dell’italianità dunque, espressa nelle più diverse forme artistiche, dal celebre film «Vacanze Romane» in cui Gregory Peck attraversava la capitale sulla mitica 125 del ’49, alla recente canzone «Vespa Special» dei Lunapop. Un mito romantico, sinonimo di libertà, fantasia, movimento e ottimismo molto ben conosciuto all’estero e che ha coinvolto e sta coinvolgendo diverse generazioni in tutta Europa. Numerosissimi i cultori del veicolo Piaggio a due ruote: i «Vespa Club» si sono moltiplicati da subito in tutto il continente, e ancora oggi sono numerosissimi i raduni della mitica due ruote. «L’Italia s’è Vespa» recitava uno dei più riusciti slogan Piaggio, ricordato da Linda Kaser, critica d’arte, specialista in musei d’impresa. Ma la Vespa è sinonimo di italianità, non solo dal punto di vista culturale, ma ovviamente anche dal punto di vista economico-industriale, dove sicuramente spicca tra i settori più rappresentativi del Made in Italy. Vespa capace di riaccendere i motori dell’industria italiana nel secondo dopoguerra. Andrea Razeto, presidente della sezione genovese dei Giovani Industriali, sottolinea come la Piaggio sia stata determinante nell’economia genovese, che, grazie allo stabilimento di Sestri Ponente, ha subito attivato l’industria ligure e nazionale. La Vespa, continua Razeto, «è riuscita a prevedere i gusti e le esigenze della gente, incarnando un sogno e diventando un mito».
Tommaso Fanfani, presidente della Fondazione Piaggio, ricorda come oggi due dei tre stabilimenti italiani della Piaggio siano proprio in Liguria, oltre al primo storico stabilimento di Sestri, nato nel 1884, vi è anche quello importantissimo di Finale Ligure.
Oggi qiundi andando ad ammirare la Vespa MP6, si potrà “leggere” la prima pagina di una storia che è partita da Genova per approdare in tutto il mondo, prima che questo prototipo riparta per approdare al museo Piaggio di Pontera, in provincia di Pisa.