In sessantamila al Meazza tra torte in faccia e sfottò

Sessantamila nel pomeriggio per la festa abortita del Milan per la mancata qualificazione in Champions, altrettanti o quasi in serata a osannare invece lo scudetto numero 16 targato Inter. San Siro ha vissuto una giornata intensa, per merito soprattutto del popolo nerazzurro che alle 20.50 ha travolto i cancelli per riempire la Scala del calcio. Il pullman dell’Inter, partito da Parma alle 18, è arrivato nell’abituale hotel dove va in ritiro alle 20. E la festa è stata grande, con le famiglie, mogli, figli, fidanzate (Mancini è stato abbracciato dalla mamma) attorno ai campioni che indossavano una maglietta bianca con sul petto i tre scudetti consecutivi (un record nella storia del club) e sulle spalle la scritta «centoanniinter di gloria». Cena con tavolate particolari, da una parte gli argentini, dall’altra Ibrahimovic con i brasiliani e Vieira; i maxischermi che trasmettevano le immagini della partita di Parma; il taglio della torta da parte di Moratti e capitan Zanetti, con Figo e Cruz che innaffiavano gli altri di champagne. E poi Toldo che rifila una bella torta in faccia al dottor Combi; il presidente Moratti e Mancini che cantano e saltano; Zanetti che intona l’inno nerazzurro Pazza Inter amala. E quel coro «meritate voi ma la mangiamo noi» che sa tanto di liberazione nei confronti della Roma. Intanto arrivavano a Moratti i complimenti di Silvio Berlusconi, poi tutti al Meazza dove il presidente della Lega, Antonio Matarrese consegnava a capitan Zanetti il trofeo dello scudetto numero 16. Certo, per Matarrese sono arrivati un bel po’ di fischi, subito travolti dall’entusiasmo per l’ingresso dei campioni, con un Moratti visibilmente emozionato e Marco Tronchetti Provera che qualche sassolino se l’è tolto: «È sgradevole che una squadra corretta come la nostra sia stata messa sotto attacco». Ma anche Massimo Moratti si lascia scappare qualcosa: «Per merito della Roma, la felicità per noi è doppia. Questo è uno scudetto supermeritato». La festa si conclude con la rituale invasione di campo e con qualche eccesso: le porte smontate, pali e traverse diventano un souvenir del trionfo.