Il Sessantotto guardato con gli occhi del filosofo

Ci sono i «piagnoni» (molti in Italia) e ci sono le menti libere che non guardano al Sessantotto con una mistica marmorea. Tra questi è André Glucksmann che assieme al figlio Raphael esamina quella «stagione infinita» (Sessantotto, Piemme, pagg. 237, euro 13,50, trad. di F. G. Bonelli). Il filosofo dice: «La mia militanza, seppure breve, nella nebulosa maoista alla francese, mi fa arrossire». Gustò la primavera parigina, ma si mise in trappola da solo con l’orribile ossimoro di anarco-maoista. «La stupidità degli altri non è una scusa» spiega. Dopo tre settimane di bagarre alla Sorbona «gli attori si dispersero». Comunque la polvere delle idee sovvertì le regole. Fu quella una generazione feconda e impotente, generosa e tragicamente narcisistica.