"Sesso, cibo e lacrime" Chi la scrive più grossa

Da Tomba alle donne di Cassano. Al barese il record delle sparate biografiche. Buffon vince per sincerità

Milano - Antonio Cassano ha puntato sulla cifra da capogiro: «Ho avuto fra seicento e settecento donne». Una ventina - ha specificato - appartenevano al mondo dello spettacolo. Si poteva pensare che avesse già fatto vedere e sentire quasi tutto e di tutto, ma no, c’era ancora da confessare. Da sparare grosso. Ci voleva un’autobiografia per uscire allo scoperto e raccontare: che tante erano della Roma bene, e Cassano trascorreva nelle ville capitoline nottate intere, fino alle nove del mattino, poi se ne andava diretto agli allenamenti. Che a Madrid aveva un accordo speciale col cameriere dell’hotel del ritiro, gli riconsegnava la ragazza di turno e in cambio riceveva qualche cornetto per rifocillarsi: «Sesso più cibo, la notte perfetta».

INSOSPETTABILI
Il titolo dell’autobiografia di Cassano è Dico tutto. E se fa caldo gioco all’ombra, e tanti atleti potrebbero condividerlo. Almeno per la prima parte. Tutto è qualcosa che non ti aspetti. Neanche da Antonio, neanche da Tomba, che si è appena raccontato, pure lui, in un libro, Prima e seconda manche. Anche lì non sembrava che il personaggio si tenesse molto dentro, Alberto il re dell’Alberta si definisce in un capitolo, quello che amava la battuta, il paradosso, lo strapotere. Oltre alle vicende amorose (il primo amore, Cristina, bellissima, incontrata a Bologna sotto un caldo torrido; la Colombari, con cui «il gossip rovinò tutto») Tomba rivela di quando la finanza andò a casa sua: lui era dal fisioterapista, lo chiamò il papà, e la mamma piangeva. Dettagli da umani, forse, che il campione non mostra, non prevede, non lascia immaginare. Gianluigi Buffon, il superportiere, quello che sembra il ritratto del sans souci, con Numero 1 ha spiazzato tutti rivelando quel periodo «molto cupo», la depressione che l’ha trascinato giù, sei mesi bui tra la fine del 2003 e il giugno del 2004. Non era soddisfatto: della vita e del calcio. Gli tremavano le gambe all’improvviso, si consolava andando a vedere la stessa mostra tre volte in un giorno. «Mi dicevo: ma che cosa me ne frega di essere Buffon?».

Valentino Rossi ha raccontato i retroscena del suo passaggio alla Yamaha, una decisione che sembrava fantascienza e che è nata, quasi per caso, al mare in inverno. In Pensa se non ci avessi provato ricorda che è stato a Ibiza, in febbraio, che ha incontrato Brivio per la prima volta. Hanno dovuto buttarlo giù dal letto: quando è arrivato il manager della casa giapponese Valentino dormiva ancora. Era mezzogiorno e l’hanno svegliato. Tour dell’isola, chiacchierate sul mare, un set insolito, la scintilla scatta. Anche se ci vorranno mesi prima che l’avventura cominci davvero. E prima di chiudere un contratto impensabile ci sarà un incontro notturno Rossi-Yamaha nella clinica mobile, con Valentino incappucciato per non farsi riconoscere.

STIMOLI
Michael Phelps svela un segreto: come ha trovato la spinta per portarsi a casa le otto medaglie d’oro di Pechino. Lo spiega in No limits: the will to succeed, cioè «senza limiti: la volontà di riuscire», che è proprio lui, l’atleta senza sbavature. Ma il trucco non ha niente a che vedere con Terminator. Prima di buttarsi nella vasca si rileggeva un articoletto in cui Ian Thorpe lo stuzzicava: otto ori - sosteneva l’australiano - sono impossibili. Phelps è così: se sente che dubitano di lui, si eccita. Cerca su internet articoli o commenti in cui si insinui che non potrà mantenere lo stesso livello, che non riuscirà a migliorarsi. E poi riparte, più squalo di prima. Un’altra che, in acqua, non ha mai dato retta ai criticoni è Josefa Idem: nell’88, a Seul, le dissero che era finita. «Stavo per crederci» ha ricordato in Controcorrente, ma poi no, non ci ha badato molto. Morale: «Non mi pesa allenarmi, ma è faticoso aggiungerci tutto il resto».

COLLEGHI
Gattuso, autore di Se uno nasce quadrato non muore tondo, ha ricordato che il papà, milanista, gli proibì di appendere in cameretta il poster dell’interista Bagni, che era il suo idolo. Ringhio è anche finito nel mirino di Steven Gerrard. In My autobiography il capitano del Liverpool dice: «Sembra aggressivo, ma fa paura quanto un gattino». Gerrard l’ha scritto poco prima della finale di Atene col Milan, cioè prima che Gattuso, il gattino, gli portasse via la coppa dei campioni. Anche Alex Del Piero parla di colleghi e stila la classifica dei dieci con cui avrebbe voluto giocare: primo il divo Beckham, decimo il Pibe Maradona. In 10+, autobiografia stile Nick Hornby, regala anche la top ten degli odori: i più amati da Alex sono quello della benzina e del grasso spalmato sugli scarpini. Da cui si è tolto qualche sassolino, perché fra i calciatori con cui non gli interesserebbe giocare, fa sapere, ci sono Baggio e Platini.