Sesso e insulti: gli amici della Bonino

Il manifesto per le Regionali del regista porno Tinto Brass, candidato radicale in Veneto: "Lotto contro i partiti e il Vaticano". Bernardini: non ci si scandalizza per chi ogni giorno disprezza la democrazia

Roma - «Meglio un culo che una faccia di culo» ha fatto scrivere sul manifesto-modello dove campeggia, inevitabilmente, un bel sedere di femmina sul quale poggia una mano con il caratteristico sigaro che ama sfoggiare. Son gusti. Magari non riuscirà a prendere manco un voto perché la lista Bonino-Pannella deve ancora raccogliere le firme che gli permettano di correre in Veneto, ma lui, Tinto Brass, giura che è pronto e che intende battersi «contro l’arrogante doppiezza della casta dei potenti». E vuole farlo a colpi di culo. «Non mi scandalizzano certo i festini di Berlusconi, i trans di Marrazzo, i massaggi di Bertolaso - spiega - quanto l’ipocrisia di chi quelle cose le fa e poi nega di farle, o le sa ma se la prende con le tresche sessuali piuttosto che con quelle affaristico-politiche di cui le prime sono solo la ciliegina sulla torta...».

Brass fa il vago, ma pare che tempo fa si aspettasse di essere inserito nel listino della Bonino pure nel Lazio. Il Pd si sarebbe opposto: non se ne parla nemmeno. E allora cerca di provarci nel bianco Veneto, incurante del possibile effetto boomerang dei manifesti messi a punto. Anzi, lui crede che possano portare risultati. «A differenza delle facce, maschere ipocrite che sanno fingere e mentire, il culo non mente e non inganna; è lo specchio fedele della nostra anima. Vessillo spavaldo di trasgressione, rabbia, insofferenza. Filosoficamente il culo è laico, è l’anticoncezionale per eccellenza e, in quanto assolutamente naturale, in linea perfino con i precetti della Chiesa cattolica».

Ieri ha fatto pervenire le foto dei suoi manifesti al sito Dagospia. Eros è liberazione, ha puntualizzato. E poi giù un elenco di «qualità» del posteriore: «Metaforicamente è un formidabile grimaldello semantico per scassinare la cassaforte arrugginita della nostra cultura che è vecchia, stantia, polverosa, muffita, accademica, elitaria, noiosa, triste, piagnona, quaresimale, punitiva, lugubre, cipigliosa, catastrofista, funeraria e lassativa». Politicamente, poi? Niente di più esaltante del sedere per il regista: «È l’emblema “contro” più libertario-libertino che ci sia: contro la partitocrazia, le ingerenze del Vaticano, lo scippo di legalità e laicità, le convinzioni, le convenienze e le connivenze, l’ufficialità e il politically correct, l’affarismo, la corruzione, il bigottismo di chi getta il sasso (o il sesso) ma poi nasconde la mano...».

Insomma lui ci crede. E se a Roma a quanto pare ha dovuto battere in ritirata, spera di esserci nelle liste del Veneto a contrastare Pd, Lega, Pdl e quant’altri. Certo, c’è la faccenduola delle firme da raccogliere entro sabato per poter figurare nella scheda, ma a quanto pare lui ritiene che non sia suo compito, quanto dei Radicali che avrebbero accettato la sua candidatura.

Lui ci spera e oltre ai manifesti ha già pronto anche lo slogan da sottoporre ai suoi corregionali: «W il sedere, abbasso il potere!» annuncia spavaldo. E prosegue, senza tentennamenti: «Sbattere un culo sui manifesti elettorali non è scoop scandalistico, gag goliardica o battaglia di retroguardia, ma la sintesi icastica del mio credo politico».

Quanto gradiscano Bonino & Pannella non è dato sapere. Nel partito l’unica risposta arriva da Rita Bernardini: «Vi scandalizzate per un culo e non per il quotidiano disprezzo della democrazia». Nella capitale intanto, dove la radicale ex-commissario Ue è candidata a governatore dal Pd, la notizia filtrata dal Veneto ha creato non pochi malumori a sinistra. Si sperava che, azzoppato e forse dimenticato Marrazzo, nessuno provasse più a entrare a gamba tesa su un posteriore.