Sesso e morte in ufficio Anche il thriller timbra il cartellino

Mobbing, sevizie psicologiche e avances sessuali, stalking, il carrierismo sfrenato dei colleghi, la spietata logica aziendale dei dirigenti. Lavorare in ufficio sembra essere davvero diventato un inferno.
Un luogo di tortura in cui i dipendenti devono spesso sopravvivere a danni ben più pericolosi del semplice stress. Il mondo del noir e del thriller in più di un’occasione si è addentrato nei cupi meccanismi delle logiche aziendali, basterebbe pensare a romanzi come Rivelazioni e Sol Levante di Michael Crichton o a The Ax. Cacciatore di teste di Donald E. Westlake ma nessuno forse si era mai addentrato così a fondo nel meccanismo perverso delle nuove multinazionali come Valérie Tasso. Con Saprò ogni tuo segreto (Marco Tropea Editore) la scrittrice francese (capace di scioccare il pubblico con i suoi precedenti Diario di una ninfomane, Antimanuale del sesso e L’altro lato del sesso) ci racconta l’ossessione del presidente di Rob Phillips Ainsworth, presidente di una multinazionale che vorrebbe che i suoi dipendenti somigliassero alle formiche che da tempo osserva in una teca trasparente nel suo studio.
Vorrebbe che coloro che lavorano per lui fossero ubbidienti, efficienti e completamente votati all’azienda e non diffidassero gli uni degli altri, dedicati unicamente ai propri interessi. Per ottenere il suo scopo Ainsworth deciderà di scoprire poco a poco i loro segreti e le loro perversioni, cercando di spiare la loro vita privata in modo che questa diventi per lui un’arma di ricatto formidabile per poter svelare le loro reali identità e costringerli non solo a cooperare volentieri fra di loro ma a ottenere i migliori risultati per l’azienda.
Il megadirigente ovviamente non può sospettare che il meccanismo da lui messo in atto produrrà una rivolta violenta da parte dei suoi sottoposti che invece che cedere i completamente i loro segreti preferiranno custodirne insieme uno ancora più eclatante: quello della sua morte violenta. Morte alla quale assisteranno e parteciperanno in gruppo. Costruito attraverso le voci e i ricordi di più personaggi di cui poco alla volta Valérie Tasso ci svela passioni e perversioni Saprò ogni tuo segreto è un romanzo spietato che non risparmia nulla al lettore. «Volevo scrivere una storia sulla quale non pesasse nessun giudizio morale da parte mia - ci spiega l’autrice che giovedì 7 luglio sarà ospite della manifestazione Il Libro Possibile a Polignano al Mare - Volevo poter descrivere i miei personaggi senza giudicarli, sospendendo il giudizio su chi è omosessuale, pederasta, bulimico, anoressico, sadico, descrivendo solo le loro pulsioni naturali... Ho dato il rigore del noir a questa storia cercando di costruire un finale in cui nessuno fosse davvero innocente neanche i più colpevoli e per questo posso dire che devo sicuramente qualcosa sia ai film di Michael Haneke sia a Seven di David Fincher». E il noir costruito dalla Tasso è nato da un reale esperimento aziendale: «un mio amico che di professione fa l’attore comico fu ingaggiato da una grande azienda che scelse di testare i propri dipendenti in due giorni di ritiro. Lo scopo dei dirigenti era di far emergere più segreti possibili di chi lavorava per loro. Emerse così che c’era chi rubava, chi era insopportabile, chi timido, chi sadico, chi era frustrato, chi prediligeva speciali pratiche sessuali. Il mio amico man mano che i segreti emergevano era costretto a costruire sketches beffardi e pungenti su ognuno di loro. Nessuno poteva più nascondere nulla agli altri e i siparietti costruiti dal mio amico erano tutt’altro che divertenti per loro. Posso solo dirvi che alla fine il mio amico si è sentito talmente nauseato dall’evento che voleva fuggire lui stesso».
E nel descrivere in Saprò ogni tuo segreto una situazione di esperimento molto simile a questa Valérie Tasso non nasconde anche di aver tratto ispirazione da «certe pratiche presenti in alcune società nord americane, dove l’azienda appare molto friendly nei confronti dei dipendenti, costruisce per loro asili nido dove tenere i loro bimbi, fornisce loro palestre e luoghi di relax. In realtà tutto questo non fa che trasformare in un animale domestico il dipendente, che si sente sempre più legato alla sua azienda e perde parte della sua vita privata. C’è una fabbrica in Cina dove producono iPhone e dove i lavoratori stipulano un patto con l’azienda in cui promettono che non si suicideranno mai. Vivono dentro a micro cellette come in un carcere e obbediscono a un rigido codice di ordini che sono degli slogan che li obbligano a impostare la loro esistenza sul bene della collettività. Nelle palestre che gli operai hanno a disposizione per sfogarsi nelle poche ore di libertà che hanno del week end sono appese le foto dei loro dirigenti che i dipendenti possono a loro piacere distruggere».