Sesso estremo, bordelli e triangoli: Venezia accende le (solite) luci rosse

Al Lido, come ogni anno, si annunciano film hot con storie di incesti, scene porno-soft, rapporti saffici e una memorabile sequenza con Hoffman nella "Versione di Barney"

Porci con le ali voleranno sul Lido, a settembre. Finiti per sempre i tempi in cui Alcide De Gasperi raccomandava a Giulio Andreotti di recarsi a Venezia esclusivamente in compagnia della moglie Livia, per non dare adito a scandali e/o pettegolezzi (correva il 1947 e il futuro Senatore a vita aveva la delega allo Spettacolo, in qualità di Sottosegretario del Consiglio), s’affaccia il solito sesso. E spunta dall’Europa all’India, dall’America alla Cina, quel fattore «S» tanto raccomandato dai produttori. I quali, al regista in cerca di soldi, subito chiedono: «Ci metterai scene spinte, donne nude, roba forte?».

Tanto per cominciare, Black Swan, il Cigno nero del visionario Darren Aronofsky, che apre le danze festivaliere, finge d’inscenare una sorta di Eva contro Eva in tutù (ambiente di ballerine classiche, anoressiche e disturbate), ma finisce lì dove una donna ne desidera un’altra... e se ne vedranno delle belle. E se qualcuno pensa che la scena del balletto classico sia delicata e sentimentale, potrà ricredersi guardando Natalie Portman (nella parte di Nina, ballerina di spicco d’un prestigioso corpo di ballo newyorchese) mentre fa sesso aggressivo, in preda all’ecstasy, con la collega-rivale Mila Kunis, rea di volerla sostituire nel Lago dei Cigni. Morsi e graffi tra femmine in calore, dunque, altro che soffice tulle.

I cinefili non faranno in tempo a riprendersi dallo choc del film d’apertura, che dovranno assistere all’incesto indiano di That Girl in Yellow Boots (Quella ragazza con gli stivali gialli), commedia drammatica di Anurag Kashyap (fuori concorso). La storia ruota intorno a una giovane, che il padre rende sua amante, per poi mandarla sul marciapiede. Gli stivali della baby-prostituta saranno pure gialli, ma è nera la donna-bestia presentata in concorso da Abdellatif Kechiche, che in Venus Noire prende Yashima Torres e ne fa una giovane schiava di etnia khai, buona come animale da circo sexy. È una storia vera: quella di Saartje Baartman, ragazza africana dotata d’una morfologia particolare, ossia natiche ipertrofiche, nonché organo genitale protuberante... Morta nel 1815 a poco più di trent’anni, la «Venere Ottentotta» (nome con il quale fu conosciuta nell’Europa dell’Ottocento) fu sezionata a scopi scientifici, per poi esporne lo scheletro-monstre al Musèe de l’Homme di Parigi. Finché, nel 1994, l’Africa del Sud ha preteso e ottenuto (otto anni dopo) la restituzione delle sue spoglie. Vagamente macabro, lardellato di scene erotico-baracconesche, con la donna-bestia che si dimena, nuda, davanti al pubblico, Venus Noire è sponsorizzato dalla Lucky Red, pronta a mandarlo in sala subito dopo Venezia.

Ce n’è anche per i gerontofili, accontentati da Catherine Deneuve e da Dustin Hoffman, due star non più giovanissime ma con ancora parecchio sex-appeal. Lui è protagonista della versione cinematografica di Barney’s Version (La versione di Barney) di Richard J.Lewis, con una scena memorabile (almeno così gira voce) in un bordello... Lei invece, bella a sessanta e passa anni (perché tirata a dovere), recita in Potiche, film in concorso di François Ozon dove l’indimentica Belle de jour, seppur attempata, si accompagna in promiscuità, un po’ qui, un po’ lì, mentre cerca di mandare avanti la fabbrica del marito morto. Le terrà ottima compagnia, a letto e fuori, Gérard Dèpardieu, ma anche Fabrice Luchini e Cécile de France. Il cast è brillante e la pellicola intellual-morbosetta è tratta da una pièce teatrale: l’allure dell’algida signora è salva. Se ne fregano, invece, della forma i quattro protagonisti di Happy Few, commedia porno-sentimentale di Antony Cordier che evidenzia le gioie dell’ammucchiata. Con la scusa di esplorare le dinamiche sentimentali di due giovani coppie, il regista filma un Kamasutra a quattro. I quali, alla faccia della rivoluzione sessuale, torneranno al proprio tinello e alla coppia chiusa... E il sesso estremo non mancherà nemmeno in Promises written in water di Vincent Gallo, film in concorso in cui recitano Delfine Bafort, Sage Stallone e Lisa Love. Ma perché non ci ridate Bertolucci e i suoi film espliciti, ma eleganti - ora forse per educande.. - visto che il tedesco Thomas Tykwer non trova di meglio che intitolare Drei (Tre, film in concorso) il classico triangolo?