Sesso, filmati e ricatti: estorsione alla signora Bmw

Susanne Klatten, quinta donna più ricca del mondo (<strong><a href="/a.pic1?ID=302479">leggi la scheda</a></strong>), vittima di un playboy svizzero. Arrestato anche il complice italiano che riprendeva di nascosto gli incontri. Le avevamo chiesto 7 milioni di euro per tacere

Pescara - Sesso, bugie e videoricatti. Un film a luci rosse mai visto prima quello girato da due compari, uno svizzero e uno pescarese, tra Monaco di Baviera, St. Moritz, Montecarlo e Pescosansonesco, paesino del Gran Sasso dove nell’Ottocento dimorò il beato Nunzio Sulprizio. Uno corteggiava donne famose e facoltose, faceva loro perdere la testa, eppoi le ricattava minacciando di rendere pubblici i filmini che l’altro, nascosto dietro la parete della camera da letto, realizzava con minuscole telecamere. Un business da decine di milioni di euro, andato avanti per anni, con vittime illustri.

IL VERBALE E I FILM SCOMPARSI
Quattro di queste, stremate, alla fine hanno denunciato quel playboy elvetico «così gentile e premuroso, amabile nel suo modo di fare...» per dirla con una di loro. La più famosa, Susanne Klatten, azionista della Bmw, quinta donna più ricca al mondo, l’ha fatto pure arrestare dopo aver pagato 7 milioni di euro. Tanto valeva il silenzio di Helg Sgarbi, il 43enne gigolò d’Oltralpe d’origini ebraiche, che a dar retta al socio in affari Ermanno Barretta, imprenditore abruzzese (in manette anch’esso), avrebbe agito per vendetta: il padre di una delle sue prede sarebbe stato uno stretto collaboratore di Hitler, mentre un’altra signora sarebbe invece figlia di un industriale che nella Seconda guerra mondiale faceva lavorare i deportati dal Fuhrer, parenti di Sgarbi inclusi. Nonostante l’inchiesta della procura di Pescara sia ormai in fase avanzata (a giorni il pm Gennaro Varone chiederà il rinvio a giudizio) poco o nulla è trapelato. E in molti tremano. Per quei filmini che nessuno ha mai più trovato e perché gli atti, essendo diventati pubblici, rischiano di far detonare un’affaire dai risvolti politico-finanziari. Le carte della procura abruzzese, infatti, non contengono omissis. Fanno nomi e cognomi delle donne raggirate per amore. Ripercorrono la pruriginosa vicenda partendo da metà febbraio, quando i magistrati di Monaco depositano una richiesta di rogatoria relativamente «a un cittadino svizzero, Sgarbi Helg, ai danni di una cittadina tedesca, Ursula Susanna Klatten». A seguito della denuncia della donna viene ipotizzato il reato di truffa «poiché lo Sgarbi, con il quale la donna aveva intrapreso una relazione sentimentale - annota il gip Gabriella Tascone -, l’aveva indotta a consegnargli la somma di 7 milioni di euro rappresentando falsamente di averne bisogno per evitare le conseguenze di un procedimento penale a suo carico negli Usa». La realtà è che Sgarbi, per impietosirla, s’era inventato d’aver investito con la sua macchina un bambino la cui famiglia era vicina a un clan mafioso italoamericano, e che tutto quel denaro gli serviva per risarcire i genitori e tamponare l’ira dei boss.

«C’È LA MAFIA DIETRO. PAGA»
La pretesa economica di Helg Sgarbi, benedetta dal socio-regista Ermanno Barretta, cresce però a 49 milioni di euro, salvo ridiscendere come segno di buona volontà a 14 milioni «con la contestuale minaccia di divulgare un dvd contenente immagini inequivoche» in caso di mancato accoglimento dell’ultima [/TESTO][TESTO]richiesta. Il primo sinistro avvertimento, via telefono, arriva alla Klatten il 2 novembre 2007. L’ultimo, attraverso lettere e dvd, il 12 dicembre. Quando la donna fissa un appuntamento a Montecarlo per la consegna del denaro, anziché l’ex amata, Sgarbi trova la polizia tedesca. Che il 14 gennaio 2008 lo arresta per truffa ed estorsione. Sul suo conto, in contemporanea, fioccano altre denunce da parte di ricche signore tedesche, costrette a pagare 9-10 milioni di euro. Come Marie L. H., a cui «è stato prospettato l’invio delle immagini alla famiglia - osserva la procura abruzzese - e agli amici: sia con la falsa prospettazione di esigenze personali, che con le minacce, la donna ha corrisposto ben più della somma di 1 milione e mezzo di franchi svizzeri (...) con ciò ingenerandole il convincimento che dietro tale divulgazione vi sarebbe stata una non meglio descritta “mafia”, qualora la predetta non gli avesse consegnato la somma di denaro pattuita» («se non si paga entro un determinato momento - diceva una voce maschile al telefono - tocca a voi due»). Indagini in corso riguardano identici raggiri alle miliardarie Elfriede R. e Monika S.

IL COTTAGE CON VIP E VESCOVI
Con Sgarbi in prigione, le indagini si concentrano sull’amico pescarese Ermanno Barretta, localizzato per la prima volta a Montecarlo al momento dell’arresto del socio-playboy. Proprietario del suggestivo agriturismo «Rifugio Valle Grande» frequentato anche da politici e importanti prelati, Barretta è considerato il «regista» dei ricatti, nonché «capo di una asserita setta religiosa, che si avvale del servizio di alcuni aderenti, e che intrattiene con le donne rapporti sessuali». Tale sospetto si fa convinzione quando nell’Audi Q7 di Barretta, che tra i tornanti del Principato segue la Mercedes di Sgarbi, gli inquirenti trovano un biglietto coi nominativi di alcune vittime. La certezza arriva dai riscontri sulle camere d’albergo, sempre comunicanti, occupate dai due compari: «In tutti gli incontri tra la Klatten e Sgarbi nella stanza 629, la stanza attigua numero 630, comunicante con la 629, è sempre stata occupata da Barretta».

Quando l’aitante svizzero viene arrestato, sua moglie supplica Barretta di restituire i quattrini alla Klatten. A confidarlo a un amico è lo stesso «santone» abruzzese: «Quella si è messa a piangere... Che vuoi lasciare mio marito in carcere? Perché coso ha detto che se ridà i soldi viene scagionato». Secondo la procura, però, buona parte dei proventi consegnati in contanti e con fascette tedesche è già stata riciclata («ho già speso due milioni...») in limousine, Lamborghini, Ferrari, ville a Sharm El Sheikh e in Croazia.

«HO SPESO DUE MILIONI»
Poi arriva l’intercettazione giusta. «Comunque penso io alle spese legali di Helg - dice Barretta -, prelevo da un conto immacolato». Questa frase serve alla Squadra Mobile di Pescara per perquisire l’agriturismo insieme ai colleghi tedeschi. La caccia è mirata ai filmini, ma saltano fuori «solo» banconote, avvolte in fascette tedesche, per un milione e settecentomila euro. L’ordinanza di custodia cautelare colpisce così Ermanno Barretta, la moglie, i due figli, oltre alla consorte di Sgarbi. Tutti concorrenti nell’associazione per delinquere. Tutti si dichiarano estranei ai fatti. Il loro avvocato, Sabatino Ciprietti, parla di «inchiesta scoop» che non porterà da nessuna parte. Forse perché nessuna delle vittime, per ovii motivi, si presenterà in aula a confermare le dichiarazioni verbalizzate in istruttoria».