«Sesso hard con la Ferrari? Di scene forti ne ho fatte tante»

da Roma

Con la camiciola a quadretti bianchi e rossi da vecchio ragazzo in gita, Nanni Moretti non ha nulla dell’artista scostante e un po’ snob, che non rilasciava interviste, chiudendosi a riccio se poco poco ti avvicinavi con qualche domanda diretta. Reduce dal set di Caos calmo, il film di Antonello Grimaldi, tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, che vede Nanni superstar (ne è protagonista e sceneggiatore, insieme a Laura Paolucci e Francesco Piccolo), è tutta un’altra persona. A partire dal fatto che lui, l’intransigente comunista, quello che giudica le persone dalle scarpe indossate, dal fatto di apprezzare o no la Nutella, di abitare a Casalpalocco o in centro storico, ha appena girato una scena di sesso trasgressivo con Isabella Ferrari, sua partner sexy nell’erigenda commedia malinconica (si parla di morte, di elaborazione del lutto), prodotta dalla Fandango e nella quale impersona Pietro Paladini, manager televisivo, talmente distrutto dalla morte della propria compagna da andarsene a vivere in auto (una Bmw, mica un’utilitaria qualsiasi, come polemizzavano a sinistra), stazionando davanti alla scuola della figlia.
«Se mi ha creato imbarazzo girare la scena della sodomia? Io, le cose forti le ho già interpretate. E poi si trattava di lasciare, nel film, la stessa scena del libro, del quale abbiamo mantenuto parecchio, cercando soltanto di semplificare alcuni capitoli, molto ben riusciti, ma di sapore squisitamente letterario», commenta questo «splendido cinquantenne» dagli occhi arrossati, sopra a un accenno di borse. E c’è già chi lo paragona al Marlon Brando della scena del burro, nel bertolucciano Ultimo tango a Parigi, con l’adorata cioccolata in sua vece... D’altronde, non si tocca il mezzo secolo per caso.
A Narni per presentare, ventinove anni dopo, la copia restaurata di Ecce Bombo, film amato dai padri sessantottini e dai figli internettiani, Nanni Moretti si racconta .
«Fare l’attore è una pacchia, perché si vive il set con la stessa passione e attenzione, ma senza l’angoscia e la fatica del regista. Quando uscì Ecce Bombo io giocavo a pallanuoto, me ne andavo in trasferta come un ragazzo qualunque e tutto era molto più tranquillo: non c’era, intorno al cinema, l’esagerazione che c’è adesso», commenta l’autore de Il Caimano, che tanto ha fatto discutere l’anno scorso. «Vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente sempre più bello». A settembre usciranno, in Dvd, i suoi film, a Natale riuniti in un cofanetto-strenna: segno evidente che Nanni Moretti, ormai, va considerato un classico.
«All’epoca di Ecce Bombo, videocassette non ce n’erano e tutto pensavo, tranne che, dopo trent’anni, mi sarei ritrovato a farlo vedere a persone, nate dieci anni dopo la nascita del film. Ma penso che il modo di essere dei ragazzi, sia cambiato, negli ultimi trent’anni: le relazioni, i rapporti in famiglia, i dubbi e le incertezze, però, sono cose che restano. Al di là di quel momento che racconto», riflette, chiedendo altra acqua da bere. Da neo-direttore del Torino Film Festival, ha qualche novità da annunciare? «Ho selezionato pochi titoli e punto tutto sulla retrospettiva Cassavetes e Wenders», sfuma, mentre il pubblico, là fuori, nell’arena all’aperto, lo aspetta con curiosità. Il concetto di arena, di proiezione all’aperto, a lui piace molto: domani, in effetti, discuterà con gli spettatori romani dei film in rassegna al Nuovo Sacher, titoli quasi mai visti, assemblati col titolo di Bimbi belli.