Sesso tra uomo e vampiro nella serie più scandalosa

Parte su Mtv <em>True blood</em>, la fiction che fa discutere gli Stati Uniti per le scene
hard e violente. Ma l'&quot;anti Twilight&quot; è solo un divertente fumettone
horror

Non sarà la serie più raffinata. Non ha le ciniche battute fulminanti di Dottor House. Non ha la perizia di The Wire nel riprodurre vita e linguaggio dei bassifondi di Baltimora. Non fonde alla perfezione crime story e telenovela come i Sopranos. In compenso True Blood è di certo tra le più divertenti fiction sbarcate in Italia dagli Stati Uniti negli ultimi tempi. Ambientata in una cittadina della Louisiana, la serie è un concentrato di sovrannaturale. C’è di tutto. Dai vampiri al demonio passando per il voodoo e le sette cristiane integraliste. A cui bisogna aggiungere altri «scherzi della natura» come telepati, mutanti e licantropi.

Negli Usa si conclude la terza stagione in mezzo alle polemiche «trainate» da una truculenta copertina della rivista musicale Rolling Stone in cui i protagonisti appaiono nudi e coperti di schizzi di sangue. E c’è da scommettere che alcune scene esplicite e violente faranno discutere anche da noi. Infatti True Blood arriva a settembre in chiaro su Mtv, ogni venerdì alle 22.30 (le prime due serie sono state trasmesse sul canale satellitare Fox; in questi giorni è in onda la seconda da lunedì a venerdì alle 24.25). Ideata da Alan Ball, già creatore di Six Feet Under, ispirata liberamente ai bestseller del Ciclo di Sookie Stackhouse della scrittrice Charlaine Harris, la fiction è interpretata dall’attrice Anna Paquin (premio Oscar per Lezioni di piano), da Stephen Moyer e Alexander Skarsgard. In America il debutto su Hbo risale al 2008. Successo immediato, pioggia di premi e stuolo di fan illustri dallo scrittore fantasy Neil Gaiman fino al rapper Snoop Dog, e persino a Bob Dylan che ha concesso l’utilizzo di un brano per la colonna sonora della puntata finale della seconda stagione.

La storia è un fumettone ricco di colpi di scena. Nell’immediato futuro vampiri e umani convivono tra mille contrasti grazie a un sangue sintetico prodotto da un’industria farmaceutica giapponese. Capita quindi che un tizio pallido come un cadavere e dai canini troppo aguzzi si beva una bottiglia di Tru Blood accanto a una ragazza abbronzata che sorseggia una birretta ghiacciata. Ci sono anche hotel adatti alle esigenze dei non-morti, aperti a mezzanotte e chiusi a mezzogiorno. Bare personalizzate in cui trascorrere un felice giorno di riposo. E perfino un sistema di trasporti ben equipaggiato per evitare che i clienti siano inceneriti dal sole.

La protagonista Sookie (la Paquin) si innamora di Bill, un vampiro di neanche 173 anni, un ragazzino per la sua razza che contempla esemplari con un paio di millenni sul groppone, nonostante l’aspetto giovanile. I due fidanzatini provano a far accettare l’unione alla piccola comunità un po’ bigotta quando una serie di omicidi rimescola le carte. Il serial killer si direbbe il fratello di Sookie, ma in molti, anche nell’ambiente dei succhiasangue, hanno qualcosa da nascondere. Bill indaga. E scopre che in Louisiana si sono date appuntamento le più strampalate specie viventi (o non viventi). Anche Sookie non è esattamente il tipo della porta accanto...

Tra un’avventura e l’altra, c’è lo spazio per parecchie scene di sesso (mai hard, però) e nessun problema a mostrare crudeltà assortite e varie. Il tono, come si diceva, da fumettone scanzonato smorza parecchio le potenziali «provocazioni» ma non c’è dubbio che siamo lontani mille miglia dai vampiretti adolescenti, romantici e asessuati della saga ultramilionaria Twilight. A tal proposito Alan Ball ha dichiarato alla rivista Rolling Stone: «I vampiri sono sinonimo di sesso. Non mi interessa una storia di vampiri che parli di astinenza. Ho 53 anni e non me ne frega nulla degli studenti delle scuole superiori. Li trovo irritanti e impreparati».

In questa storia horror c’è un aspetto sorprendente, serio, se vogliamo. I vampiri sono divisi in due fazioni. C’è chi riprenderebbe volentieri le vecchie abitudini draculesche, altro che bibite al sapor di emoglobina, meglio azzannare la giugulare di chi capita a tiro. Ma c’è chi colloca la propria razza al gradino più basso della scala evolutiva. Il vampiro è uguale a se stesso da migliaia di anni, incapace di evolvere. Per questo alla fine scomparirà. Per evolvere, però, è necessario adattarsi, cioè soffocare il lato ferino e enfatizzare quello umano. Riscoprire il sentimento e la capacità di vivere con gli altri. Perfino riscoprire Dio, certi in cuore di essere comunque condannati all’inferno.