Sesto, la paura dei residenti «Ci faremo giustizia da soli»

«Sì, lo sappiamo cos’ha detto il sindaco Giorgio Oldrini. Che sostiene che gli slavi che hanno violentato la ragazza non vengono dalle baracche rimaste vicino alle ex aree Falck perché lì hanno sgomberato la zona da un po’ e non ci sarebbero più occupazioni abusive. Anche noi fino a qualche giorno fa non avremmo mai pensato che qui potesse accadere una cosa simile e le ronde non le volevamo. Adesso, però, la faccenda cambia».
Armando Ferri, 56 anni, operaio, residente a due passi dal luogo dove venerdì sera Ilaria, una ragazza di 27 anni è stata violentata da un gruppo di quattro slavi mentre il suo ragazzo - Giuliano, residente proprio a Sesto San Giovanni, poco lontano dal luogo dell’aggressione - è stato massacrato di botte, ha le idee chiare. «Farsi giustizia da soli non è mai onorevole, non è bello nemmeno dirlo semplicemente a parole. Eppure anche il più mite degli uomini, anche uno come me, deve, in qualche maniera, potersi difendere, poter tutelare i propri cari, le persone a cui vuol bene, anche se fossero solo i vicini di casa».
Ferri guarda con un sorrisetto di malcelata ironia una coppia di rom, un uomo e una donna, che si fermano, sotto la pioggia, ai bordi della strada, a chiedere informazioni a una signora italiana su quanto è accaduto qualche sera prima. «Li vede quelli lì? - il signor Armando fa un cenno con la testa indicando i due zingari - Quelli lì stanno rovinando l’Italia. Dovremmo mandarli tutti via».
«L’area è abbastanza isolata, ma qui vicino c’è anche il centro commerciale “Il Vulcano”, c’è movimento - ribatte la signora Carla Gerardo, infermiera di 48 anni, anche lei residente in zona -. È stato un caso che quei quattro slavi si siano rifugiati in quel capannone abbandonato. L’area è stata tutta bonificata. Certo: dopo che è successo un fatto simile nessuno è più tranquillo e tutti desiderano essere rassicurati, è normale che qualcuno pensi a farsi giustizia da sé... E poi Giuliano, la sua famiglia, qui li conoscono tutti. Ed erano appena le 11 di sera! Se penso che poteva capitare a mia figlia mi vengono i brividi... Per anni le nostre case, al villaggio Falck, sono state circondate da accampamenti rom, l’ultimo è stato sgomberato a metà dell’anno scorso: meno male, perché noi residenti eravamo esasperati».
A casa di Giuliano sembra non esserci nessuno. «I parenti sono tutti all’ospedale, è ancora ricoverato» grida una vicina di casa. Che poi, si guarda attorno con aria circospetta, si tira dietro la porta e la chiude con due mandate.