Sesto San Giovanni, il minareto oscurerà la chiesa

I musulmani hanno acquistato un’officina in disuso nel cuore della città, dove sorge una parrocchia «storica»

Silvia Villani

da Sesto San Giovanni (Milano)

Tra le vecchie torri delle acciaierie e gli alti palazzi che negli anni Sessanta hanno ospitato migliaia di operai a Sesto San Giovanni potrebbe presto spuntare un minareto. La comunità musulmana dell’ex Stalingrado d’Italia sta infatti acquistando un’officina in disuso in via Veneto, nel cuore della città per trasformarla in luogo di culto. La moschea potrebbe nascere qui, nei pressi di Santo Stefano, la chiesa storica. Secondo fonti vicine al nuovo acquirente due delle tre rate sarebbero già state versate e le ruspe pronte a fare il loro ingresso nella zona. Per i cittadini, che già si sono riuniti in un comitato spontaneo la moschea però non «s’ha da fare». Una discussione che nei giorni scorsi è arrivata anche sui banchi del consiglio comunale. A sollevare l’attenzione del Parlamentino cittadino sul futuro di via Veneto un’interrogazione a risposta immediata presentata dalla Lega Nord. Secondo la Casa delle Libertà, infatti, all’interno del vecchio capannone, «torni e carrelli elevatori potrebbero presto essere sostituiti da tappeti senza che all’esterno si sappia esattamente quello che accade in quelle che una volta erano le officine del rilancio siderurgico del Paese».
Dubbi e paure condivise dai residenti del centro città che, a microfono spento e senza svelare la loro identità, ricordano però il caso dell’imam milanese Abu Omar e non vogliono viverne uno sotto casa. Ad accendere la polemica anche quanto accaduto pochi giorni fa in via Tasso, dove attualmente sorge la sede del centro di cultura islamica quando un giovane è stato aggredito e minacciato da alcuni seguaci di Allah a seguito di un incidente automobilistico. Ma la polemica relativa alla moschea di Sesto San Giovanni non si ferma all’interno dei confini cittadini. Dell’argomento se ne è infatti parlato anche a Bruxelles. A farsi portavoce della protesta l’europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio che ha promesso manifestazioni di piazza affinché «quella che è stata una roccaforte del comunismo ora non passi nelle mani degli islamici». Vano, al momento, il tentativo delle forze politiche di opposizione di convincere gli islamici a realizzare la loro moschea altrove o, quanto meno, lontano dal centro, magari andando a riqualificare una delle tante aree dimesse della città. «Non appena gli immobiliaristi capiscono che qualcuno è interessato all’acquisto per realizzare al posto dei capannoni una moschea, i prezzi lievitano notevolmente e tutto torna da capo» hanno spiegato i vertici della giunta Oldrini. In città, intanto, monta la tensione tanto che lo stesso forum on line dell’amministrazione cittadina è stato preso d’assalto dai sestesi che vogliono capire che cosa sta realmente accadendo nelle loro corti e se davvero al posto delle ciminiere degli alti forni della Breda vedranno spuntare un minareto.