Sestri affonda il «porticciolo di sinistra»

Sestri Levante dice «No» con 614 voti di differenza al progetto di porto gestito da società pubblica. Lo dice con un referendum che domenica ha registrato l'afflusso del 41,65 per cento degli eventi diritto. Una percentuale altissima, nonostante le Provinciali con ballottaggio, la disaffezione alla cosa pubblica, il voto dichiaratamente «non politico» che ha messo in pista gli schieramenti politici. La storia è decennale e amletica, con l'ipotesi cemento da un lato, lo sviluppo turistico-economico dall'altro e le infinite variazioni sul tema nel mezzo. Qualcuno lo ha chiamato il «voto della paura», che quell'angolo di Penisola i sestresi se lo vogliono tenere com'è. Magari in ordine sparso e con qualche gavitello di troppo, maniman le betoniere ci prendessero gusto. Però. Però c'è da sistemarlo, c'è da metterlo in sicurezza, c'è da dargli respiro perché Sestri ha scelto la vocazione turistica. Da funamboli. Intanto il Comune incassa il No e resta spiazzato: il Comitato del Sì, composto dalla maggioranza e parte della minoranza del consiglio, aveva fatto quadrato, ma il comitato del No (Città Partecipata, An, Fi, Per un Ridosso e Sestri Libera) dà battaglia in nome dell'ambiente e s'interroga sulla gestione. La variabile è il voto allargato ai sedicenni e agli immigrati residenti.
Dubbi. Tanti. E il flop del Sì arriva inatteso. Dal Comune parlano di difetto di comunicazione. Spiega il vice sindaco Giorgio Calabrò: «Non capiamo. Forse è mancata l'informazione, è passato un messaggio di paura di cementificazione, che è falso perché non c'è nessuna previsione di cemento. Adesso i problemi restano irrisolti, il Comune ci butta i soldi e i ricavi continuano ad andare ai privati». I commenti entrano in circolo: «Un risultato che non solo boccia il porto ma è legato alle scelte politiche degli ultimi anni - incalza Francesco Prete di Città Partecipata - Determinante è stato il voto dei giovani». Poi l'altra bordata: «Nulla in contrario alla gestione da parte di una società pubblica, ma bisognerebbe che dentro ci lavorassero persone competenti e non chi ha meriti politici, come spesso accade». Forse lo spauracchio dell'ennesimo carrozzone mixato ai tanti dubbi a latere di un porto rincorso col fiato corto. Da Fi plauso «allo scatto d'orgoglio di Sestri» scrive il capogruppo Graziano Stagni». E Gianteo Bordero, consigliere Fi, ci fa la coda: «È, soprattutto, un segnale politico inequivocabile, un avviso di sfratto ad una amministrazione che in quattro anni non è stata capace di mettere in campo un progetto credibile di sviluppo della città». Dal circolo locale di An: «Una vittoria della gente». Il futuro? «Entro 30 giorni il consiglio deve recepire l'esito del referendum - spiega Calabrò - Il passo successivo dovrebbe essere la revoca delle delibere relative al porto». Dovrebbe, che Sestri ci sguazza in questo limbo amletico.