A Sestri Levante il Muro di Berlino resta in piedi

(...) mai pensato di costruire muri. Il muro è la prova più ovvia del fallimento del Partito Comunista; il muro è un'offesa contro la storia e l'umanità».
Una sequenza incalzante e più di un flash oltre la retorica, perché quella riflessione pesante diventi concretezza nell'ordine del giorno in cui il Pdl chiede l'intitolazione di una via/viale/piazza al «9 Novembre», considerato che «a Sestri, nonostante tutto-stuzzica Bordero-abbiamo ancora Via Unione Sovietica». Gli fa eco Stagnaro, dichiarando l'urgenza di opporsi «all'offensiva del relativismo etico. Dobbiamo reagire, confermandoci nelle nostre radici cristiane». Ma, si sa, non c'è peggior sordo... Che citare Kennedy alzerà di certo la qualità del confronto, ma la maggioranza granitica non batte ciglio.
Anzi. Il «che l'inse» spetta alla consigliere Calcagno, che esterna la gioia di quel 9 novembre, ma bilancia l'euforia con la triste constatazione che «non è accaduto ciò che auspicavamo accadesse dopo la riunificazione». Fa le pulci sulla data: «Perché intitolarci una via quando neanche in Germania si festeggia?», e sputa il rospaccio sul chi e come: «Questa ricorrenza è stata voluta dalla maggioranza di centro destra del Paese; è inopportuno che una festa nazionale non venga condivisa da tutto il Parlamento e che non riguardi la storia nazionale. Noi abbiamo già la nostra festa della libertà ed è il XXV Aprile». Diciamocelo, che è questo il nodo reale del contendere. Politico? Parrebbe. E in tanta trascendenza evocativa il consigliere di minoranza Vincenzo Gueglio accusa Bordero & Co. di intollerabili esibizioni retoriche: «Gli amici della destra poco si rendono conto del dramma dei Paesi del socialismo reale e di quanto noi che ci richiamiamo alla sinistra abbiamo auspicato la caduta di quei regimi orrendi; ma credo non sia lecito sbarazzarsene con indagini così superficiali».
E quindi? «Impossibile accettare la proposta avanzata». Ops, veto per vizio retorico o contraddizione i termini? S'avvitano i signori consiglieri, tra una, nessuna e centomila libertà, pirandellianamente in fuga. Ma la mazzata finale la cala il sindaco Andrea Lavarello. Che la prende larga, viaggia sulle ali della libertà, la solita, e al dunque gioca al distinguo, che di muri è pieno il mondo. Parte con: «il discorso dei muri è importante e dobbiamo adoperarci per abbatterli»; fa la conta: «è drammatico che gli Stati Uniti erigano muri tra Messico e Stati Orientali, come è grave che Israele, che ha patito più degli altri per la libertà, ne faccia uno contro la Palestina»; e chiude con bolla papale: «Giovanni XXIII si è scatenato contro liberismo e capitalismo». Arieccoci, perché alla fine della favola la morale è una e una sola: «Nel nostro Paese c'è già la festa della libertà che è il simbolo delle libertà. È sbagliato inserirne un'altra». Con ironia quanto basta in coda: «Se inflazioniamo la libertà siamo nei guai», e il memento: «Abbiamo già Via XXV Aprile che funge da stimolo perché la libertà sia sempre difesa».
E qui il Bordero si rivolta sullo scranno: «In Provincia riconoscono una verità storica e a Sestri, nel totale e imbarazzante silenzio della componente centrista della maggioranza, il sindaco Lavarello mette sullo stesso piano la Germania dell'Est e Israele. È questa la sinistra riformista? Gli anni passano, i muri crollano, ma nulla è cambiato: sono rimasti comunisti dentro».