Sestri Levante, tra rivincite e sorprese

A Sestri Levante un po’ come a Roma. Al microscopio, naturalmente, ma con tanta attenzione sul risultato politico di un ballottaggio che va oltre la vittoria di un candidato sindaco o l’altro. E il caso ligure, quello dell’unico Comune della riviera che va al secondo turno, è se possibile ancora più interessante. Perché alla chiave di lettura del voto di ballottaggio unisce l’ipotetico caso di «anatra zoppa», di un sindaco eletto senza avere la maggioranza dei consiglieri che lo sostengono, un’anteprima assoluta per la Liguria.
Ma prima di tutto c’è il valore politico del voto. Perché sarà interessante vedere come si comporteranno quegli elettori che non hanno un loro candidato al ballottaggio. Giacomo Rossignotti, l’aspirante sindaco finito terzo per qualche centinaio di voti, non farà apparentamenti formali con Ianni, ma il suo elettorato dovrebbe essere naturalmente molto vicino a Giuseppe Ianni, candidato di Pdl, Lega e Udc, che parte dal 24 per cento. Un’ipotetica somma dei loro voti darebbe già un 44 per cento che proietterebbe Ianni a ridosso di Andrea Lavarello, candidato del Pd e di due liste civiche, che non ha superato il 47.2 per cento.
E poi? Il bello è lì. A parte Ena Porcella, candidata sindaco della Destra, gli altri erano tutti candidati più o meno riconducibili all’area della sinistra. Quella sinistra che però ha rotto in ogni modo con il Pd. Dalla Sinistra Arcobaleno al Partito comunista dei lavoratori su tutti, arrivando a Vincenzo Gueglio che ha guidato una sua lista con chiara ispirazione a sinistra. Un’area politica uscita con le ossa rotte dalle politiche, che ha una forte sete di rivalsa nei confronti del Pd che l’ha distrutta con la scusa del «voto utile» e che, soprattutto, è sparita da un consiglio comunale come quello di Sestri Levante (unica eccezione, Gueglio che ha un seggio) dove la tradizione della sinistra è qualcosa in più che un dato storico. Senza contare che la stessa sinistra radicale potrebbe dare una risposta alla sfida mossale da Burlando nel primo consiglio regionale dopo il voto, per far capire che esiste ancora e può essere molto dannosa al Pd.
E allora? Allora ecco la grande occasione. Far volare l’«anatra zoppa», sperando poi di impallinarla presto e tornare a votare. Per la rivincita, per riprendersi magari quei seggi che oggi non ci sono. E, perché no, per dare una bella «lezione» a chi li ha emarginati dalla politica istituzionale per proprio tornaconto. Ecco che la vittoria di Giuseppe Ianni non è più fantapolitica. La vittoria di Lavarello conviene solo a Lavarello, quella di Ianni a tutti gli altri. Rossignotti compreso che, dopo essere stato vicino a un accordo con il centrodestra prima del voto, potrebbe puntare a un’alleanza più stabile e concreta, in tandem con Ianni, in caso di nuove votazioni. A ciò si aggiunga un rischio rilassatezza (o delusione) tipico del secondo turno, e gli ingredienti per una sorpresa che non lascia dormire sogni tranquilli al Pd ci sono tutti.
Un successo di Giuseppe Ianni, oltre ad attirare su Sestri Levante un’attenzione tutta particolare anche da parte di quei partiti che finora non si sono certo dannati l’anima per queste amministrative, aggiungerebbe un caso di scuola di scienza politica a quelli già avvenuti in Italia. Tutti con esiti diversi. Perché la vittoria di Ianni, come noto, darebbe al sindaco pochi consiglieri, al massimo sei, insufficienti per governare un consiglio da venti. Mentre a Lavarello e compagni spetterebbero 11 seggi, la maggioranza assoluta. A loro basterebbe dimettersi al primo consiglio comunale per determinarne lo scioglimento, il commissariamento e il nuovo voto a breve. Ma è così facile da farsi? Si può sfidare il volere del popolo tanto a cuor leggero? Esistono casi in cui un sindaco ha governato addirittura con sei consiglieri su trenta. È accaduto ad Agrigento nel recentissimo 2007, quando Marco Zambuto, 35 anni, ha sfidato un’opposizione forte del 70 per cento dei consensi e dei seggi. I cittadini però avevano votato lui come sindaco e le liste avversarie per i consiglieri. Un’esperienza non semplice ma riuscita per un anno. Per tre anni addirittura ha governato con l’«anatra zoppa» Nicola Pagliuca, Forza Italia, a Melfi, quarto comune della Basilicata. Se ne è andato solo per sua scelta e nel frattempo ha abolito l’Ici sulla prima casa (nel ’99, quando ancora il tema non era tanto d’attualità), ha sfidato la sinistra abolendo i lavoratori socialmente utili, ma aumentando i posti di lavoro di 400 unità. Perché quando deve governare senza maggioranza, un sindaco è costretto più che mai a presentare provvedimenti che piacciono e servono ai cittadini e ai quali, in consiglio, è impossibile dire di no. Anche per chi è all’opposizione.
Tutto da decidere dunque, specie in una zona di Liguria dove le elezioni hanno lasciato un clima caldo. Minacce di morte sono infatti giunte dal luglio scorso ad oggi ad un politico locale del centrodestra, a Lavagna. L’esponente del Popolo delle Libertà ha ricevuto numerose telefonate intimidatorie da un uomo che dice di essere pronto a uccidere sia i figli sia la madre del politico. La vittima delle minacce ha chiesto di restare anonima ma ha confermato la vicenda e ha detto che i carabinieri sono già informati e stanno indagando a fondo. Gli inquirenti non escludono un collegamento tra le minacce di morte giunte all’esponente politico del Pdl ed il proiettile esploso due settimane fa, nel corso della campagna elettorale, contro il citofono del palazzo di Lavagna dove fino a poco tempo fa viveva l’onorevole Gabriella Mondello.