Sestri, la Tv della Libertà si leva il «bavaglio»

(...) Pensa all’ordine e all’associazione dei giornalisti. «Certo, sono sempre in prima linea per difendere la categoria, ma stavolta da loro non ho sentito neppure una parola di solidarietà - si lamenta il direttore della Tv della Libertà -. Eppure l’arroganza dell’amministrazione sestrese ha violato un diritto fondamentale della nostra professione. Una rivalsa nei confronti di chi ha fatto solo il proprio mestiere è inaccettabile».
A proposito del servizio che ha scatenato le ire di Andrea Lavarello perché «lesivo» dell’immagine turistica della città, l’emittente fortissimamente voluta da Michela Vittoria Brambilla respinge anche le accuse di faziosità. Anche perché lo stesso sindaco ha voluto «leggere» in quel servizio un attacco politico, studiato da partiti del centrodestra in vista delle imminenti elezioni. E Giorgio Medail, a fare la parte del sicario politico, proprio non ci sta. «Abbiamo solo fatto un servizio, anzi, le cose di cui il sindaco di Sestri si lamenta non le abbiamo neppure dette o proposte noi - spiega il direttore -. Abbiamo semplicemente lasciato il microfono a quanti, turisti e residenti, volevano intervenire. Più liberi di così. Piuttosto è stata la reazione del sindaco che è l’esatto contrario della democrazia, della libertà».
Il problema è ora come risolvere la vicenda. Da domani, appunto, la Tv della Libertà va in onda dal cuore di Sestri Levante. Con il suo programma, come preventivato. Un breve collegamento iniziale per i saluti alle 14.05, poi la diretta vera e propria, mezz’ora circa di trasmissione, verso le 16.30. Ma non finisce qui. Perché si potrebbe continuare in ben altri «studi». «Ho chiesto ai nostri legali di valutare la possibilità di denunciare il sindaco di Sestri Levante per la delibera - incalza Giorgio Medail -. Proprio per averci negato diritti costituzionalmente garantiti». Dalla telecamera al tribunale, senza escludere un confronto prettamente politico. L’idea di vedere una sfida con Lavarello anche sul terreno elettorale, con i Circoli della Libertà direttamente in campo, non è affatto una fantasia. «Potrebbe essere un’ottima soluzione, interessante - riprende il direttore, che però necessariamente rimanda a chi ha responsabilità politiche -. Noi intanto inviteremo il sindaco a un confronto pubblico, perché riteniamo che quello sia il modo di presentare le posizioni diverse, di “sfidare” chi ci ha trattato in questo modo».
La battaglia di Sestri Levante intanto non sembra destinata a ridimensionarsi. Il sindaco Andrea Lavarello ha ribadito la propria sclta senza fare passi indietro, anzi attaccando chi ha cercato di danneggiare l’immagine della città a fini meramente elettoralistici. E a queste sue accuse sono arrivate puntuali le prime repliche. «Non ci sentiamo certo chiamati in causa e per questo non vogliamo neppure scendere sul terreno delle farneticazioni del sindaco - ribatte Giancarlo Stagnaro, presidente del circolo sestrese di An -. Ci preme solo ribadire che Lavarello dimostra di non capire il significato e la gravità del suo errore. Nessuno gli ha mai contestato il diritto di replica, o peggior ancora il dovere di tutelare Sestri Levante e la sua immagine qualora fosse stata lesa da un programma televisivo. Ma la cosa inaccettabile, antidemocratica, da vero stalinista, è la strada scelta per la replica. Quello che noi e nessuno può accettare è che si neghi a una tv o a un giornalista in generale il diritto di fare il proprio mestiere. Lo si può e lo si deve contrastare se dice qualcosa di falso o di dannoso, ma mai imbavagliare. Su questo il sindaco ha sbagliato gravemente e se proprio non vuole capirlo e ammetterlo, almeno eviti di tornare sull’argomento per peggiorare le cose». E non è che da sinistra arrivino carezze per Lavarello, anzi. «Non contenta del risultato del referendum sul progetto di porto, la giunta di sestri Levante ha deciso di praticarsi un altro clamoroso autogol negando a una tv privata lo spazio pubblico per interveistare i cittadini - tuonano Francesco Prete e “Zizzi” Stagnaro di Città Partecipata -. Non nutriamo nessuna particolare simpatia per la responsabile nazionale dell’emittente. Ma intanto ci pare molto ingenuo non rendersi conto che tentare di tappare la bocca a un’emittente televisiva è il modo migliore per aumentarne il rilievo. Tanto più che per effettuare interviste a cittadini scontenti non c’è certo bisogno di uno spazio fisico ben definito. Che poi un’amministrazione che si dice di sinistra non accetti la libertà di critica è a dir poco singolare. A meno che con questo non si voglia involontariamente confermare che di “sinistra” è rimasto ben poco». La prossima puntata domani. O forse anche prima.