Un set drammatico per Morandi

E per forza ha accettato. Nella sua vita, tra l’altro mica piatta, Gianni Morandi non si è fatto mancare nulla, comprese dieci maratone tutte d’un fiato e un corso di contrabbasso. Mancava il ruolo drammatico, quindi perché no. Tra poche settimane inizieranno le riprese di Padroni di casa che racconta suppergiù la storia di un cantante di successo deciso ad abbandonare le scene per seguire la moglie malata. Un Morandi così non s’è mai visto. E tantomeno lui avrebbe mai potuto prevedere un copione del genere quando debuttò sul set cantando Penelope nel dimenticabile Totò sexy del 1963. Neppure un gigante come Pietro Germi, per dire, gli ha garantito di essere un Morandi diverso visto che Le castagne sono buone del 1970 è comunque una commedia.
Lui, il fidanzato d’Italia che non ha mai l’abitudine di esagerare, parlando con Marinella Venegoni della Stampa ha riassunto Padroni di casa nella frase molto bolognese «un film abbastanza serio», con il pudore di chi quasi non ci crede di poter finalmente cambiare ruolo, smettere di essere quello che il pubblico da sempre pretende che sia e provare una volta per tutte a dare nuovi lineamenti al proprio identikit (artistico). Tanto più che il cast non è messo lì per caso, visto che hanno accettato Elio Germano, Valerio Mastandrea e Valeria Bruni Tedeschi, che sarà la moglie costretta alla sedia a rotelle. E il regista, il giovane Edoardo Gabbriellini, se la gioca tutta perché il suo debutto otto anni fa, B.B. e il cormorano, non andò poi così bene: «Avevo preteso - ha detto al QN - di fare contemporaneamente sia il regista che l’attore e non ero ancora maturo». Errori che capitano, specialmente se debutti a ventidue anni da protagonista in Ovosodo di Virzì. Stavolta ha pensato bene al copione, poi è andato a cena sui colli bolognesi con Morandi per proporgli il ruolo. E via così, sono cose che già si sanno perché il bello viene adesso.
Anzi, tra poco.
Le riprese dovrebbero iniziare tra il 7 e l’8 agosto in qualche location sull’Appennino toscoemiliano. E una decina di giorni dopo, diciamo tra il 16 e il 25 agosto, a Montepiano in provincia di Prato sarà filmata una delle scene centrali del film: il concerto d’addio della superstar che lascia la musica per curare la moglie. E sarà un concerto vero, cui potranno partecipare (gratuitamente) gli iscritti del fan club Morandimania, una colonna del morandismo. Quella sera, Morandi canterà dal vivo e magari canterà anche una delle due canzoni che Cesare Cremonini, che ha composto tutta la colonna sonora, ha pensato appositamente per lui. Bella coppia, questa. In fondo Morandi ha provato negli ultimi tempi a cambiare modo di cantare, meno aperto, meno urlato come si è capito a Sanremo durante l’interpretazione di Rinascimento scritta da Mogol e Gianni Bella (a proposito, questo è anche il titolo del cd uscito ad aprile). È alla fine il percorso obbligato di un artista che il prossimo anno festeggia cinquanta anni di carriera, non uno di più e non uno di meno, e ha attraversato l’italianità pop meglio di chiunque altro, magari non andando sempre a cento all’ora, e qualche volta bucando una gomma, però crescendo sempre con il proprio pubblico. Crescere. Cambiare. E stavolta la scommessa sembra quella giusta, calibrata con gli ingedienti vincenti e gli stimoli adatti. Debutta lui come drammatico, ve lo immaginate in quel ruolo. C’è Cremonini, uno dei giovani più talentuosi del bigoncio, che fa i conti per la prima volta con una colonna sonora. E infine c’è un regista che ha abbastanza esperienza per fare un bel film e abbastanza gioventù per non diventare troppo manierista. In poche parole, molti si aspettano che il prossimo anno Padroni di casa si presenti addirittura al Festival di Cannes. Morandi. Ruolo drammatico. Croisette. E poi dite se non ha fatto bene ad accettare pure questa, di sfida.