Seta, video e performance così si mostra l’arte cinese

Per il Capodanno «Superstudio Più» ospita due rassegne dedicate al Paese orientale

Marta Bravi

In occasione del Capodanno cinese, che cade il 28 gennaio, il Superstudio più di via Tortona 27 inaugura oggi la doppia mostra sulla Cina dal titolo «China here» (fino al 17 febbraio, tutti i giorni h 11-19). La galleria d’arte contemporanea «Myown gallery», per il progetto «Hospitality», presenta la «scuderia» di artisti, di indiscusso prestigio internazionale, che Mirella Art Gallery di Bejing ha esposto durante il 2005. Ricorrendo a scultura, pittura, fotografia, video e performance Huang Yan, Cui Xiuwen, Li Wei, Bai Yilou, Zhang Hongbo e Zhou Mejung declinano in chiave contemporanea i soggetti tipici della tradizione cinese. Come lo specchio, simbolo ricco di significati e indicatore di verità, che Li Wei riprende nelle sue fotografie allucinate, in un gioco concettuale che denuncia le mistificazioni della società contemporanea: la testa che fuoriesce dallo specchio, forato al centro, simboleggia il vero, mentre il mare in cui è immerso e le onde che si riflettono sullo specchio, rappresentano la finzione. Come a dire: innovazione e sviluppo sono responsabili del delirio di onnipotenza dell’uomo moderno, che deve, prima o poi, fare i conti con la sua natura. «Lavora» con i simboli anche Cui Xiuwen che, grazie a un particolare - la porta di piazza Tienanmen o una lanterna fluttuante - evoca nella memoria di un intero popolo episodi forti e sconvolgenti.
Arrivano dalla regione dello Yunnan, la zona più sud occidentale della Cina, gli otto artisti (Shen Qin, Chen Liu, He Yongkun, Li Ji, Su Xinhong, Wang Yu Hui, Yang Yi Jiang, Zhang Wei) protagonisti della collettiva «Tradizioni Contemporanee», organizzata dall’associazione Oltre onlus e curata da Martina Corgnati, che propone un allestimento «tattile». Tra pregiatissime stoffe, drappi di seta e di lana, si snoda il percorso espositivo costruito su 80 opere, che dialogano tra loro, come le diverse culture. Colori accesi, iconografia pop e una forte critica della società contemporanea, la cifra stilistica della mostra. Manager rappresentati come scimmie, ragazze discinte che abbracciano esotici animali, hamburger: questi autori, docenti dell’Accademia di Belle Arti, si sono messi subito al passo con l’arte occidentale, con stili e temi, come scrive la curatrice Corgnati nel catalogo: «Ribaltano le certezze occidentali restituendone una versione riconoscibile ma alterata nella distanza, che sorprende il nostro sguardo, che lo costringe a confrontarsi con i pregiudizi, le false sicurezze che ci portiamo addosso».