Settanta fantasmi tra deretani e riso basmati

Non si poteva dubitare che anche questa edizione della Fiera internazionale del libro di Torino cominciasse con una crescita degli espositori, 1.263, quaranta più dell’anno scorso. È sempre stato così, del resto, fin dalla seconda edizione. Il dato non stupisce tanto quanto venire a sapere da un esperto di numeri editoriali come Giuliano Vigini, che in Italia negli ultimi due anni le case editrici sono aumentate di circa 1.200 unità, da 5.382 a 7.087, con una media di 70 al mese. Questi editori di nuova generazione sono spesso dei fantasmi, e appaiono e scompaiono dalle fiere, dalle rassegne e dai mercati con ferrea regolarità statistica. E in fondo contribuiscono a produrre quei 170 libri che vedono la luce ogni giorno nel Paese, la maggior parte con tirature risibili e vendite prossime allo zero. L’abbondanza del superfluo è una prerogativa della produzione libraria. E qui il dato è confermato.
PIFFERAI MAGICI. Non è un caso che il pubblico, finora scarso come ogni primo giorno, e rimpolpato dalle scolaresche coatte, dove a fare da pifferaio è il topo Geronimo Stilton o il maghetto Harry Potter (gli stand Piemme e Salani, e i relativi «spazi ragazzi» sono i più vivacemente frequentati), non è un caso dunque che questo pubblico, accanto ai libri, voglia trovare altro. Per esempio la musica e lo spettacolo, sia esso una danza maori o una tarantella napoletana o il jazz allo stand della Rai. Per esempio il cibo, con lo spazio etnopiemontese, dove uno si aspetterebbe la bagna caoda e invece trova il riso basmati e il caffè ecosostenibile. Da oggi comincerà la sequenza dei volti noti della tv. Anche loro, i personaggi baciati dalla notorietà mediatica, sono diventati arredamento da libreria.
L’ACQUA SANTA E IL DIAVOLO. Il piccolo cosmo torinese è inoltre uno specchio delle tendenze commerciali, cioè del più o meno vano correre dietro ai gusti del pubblico. L’onda lunga dell’esoterismo e delle interpretazioni parateologiche, che ha per nuovo capostipite il Codice da Vinci di Dan Brown, ha generato un indotto di editori dediti alla storia e alla leggenda dei Templari, altri che si chiamano Edizioni Lectorium Rosicrucianum, ma anche Associazione Informazioni su Criato, Associazione laica di cultura biblica, La Casa della Bibbia, Christian science, e via elencando.
Ma se il sacro è oggetto d’interesse, anche il profano, e perfino il blasfemo, richiedono la loro legittima quota di attenzione: «La danza segna la fine della natica ipocrita, senza slancio e senza prospettive nella vita. Perché la danza dona alla natica qualcosa di prodigioso: la scossa». Così scriveva lo storico francese Jean Luc Hennig nel 1996, nel suo Breve storia delle natiche. Il fascino del fondoschiena non smette di colpire l’immaginario. È importante occuparsene. Con l’estate in arrivo, poi, la chiappa verrà esibita al mare, ai monti, ai laghi e sulle copertine, non solo delle riviste più autorevoli, ma anche dei libri prodotti da editori blasonati. La nobilitazione del sedere comprenderà a giugno l’Elogio del culo, del regista veneziano Tinto Brass, pubblicato dall’editore Tullio Pironti. Quaranta pagine, con una serie di immagini che l’uomo di cinema ha voluto includere nel trattatello dedicato a ciò che egli stesso definisce «lo specchio dell’anima. Se uno ha il culo pimpante, che sculetta a destra e a sinistra non è una finzione. Se mi dessero una rubrica in tv invece di leggere la mano leggerei volentieri i culi». E, restando in tema, è annunciata, qui a Torino, la nuova fatica dell’intramontabile Aldo Busi, dal sobrio titolo Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo, per i tipi di Arnoldo Mondadori, che è peraltro lo stesso editore di don Antonio Mazzi.
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