Sette anni di carcere a chi truffa gli anziani

Sentenza con pene diverse: un’imputata ritenuta responsabile del caso del pensionato suicida, l’altra di aver messo a segno 10 colpi e un furto

Due “regine“ della truffa, specializzate nel ramo anziani. Il tribunale di Milano le ha condannate al termine di un processo esemplare chiuso da una sentenza a suo modo storica: per la prima volta il rito ambrosiano ha riconosciuto l’associazione a delinquere per questa odiosa tipologia di reati. Risultato: a Paola Cena è stata inflitta una pena di 7 anni e 6 mesi, a Irma Cena hanno dato 5 anni.
Insomma, la Procura di Milano, rappresentata in aula da Cecilia Vassena, è riuscita ad afferrare la trama criminale del sodalizio responsabile di numerosi episodi avvenuti fra il 2003 e il 2005, anche se i risultati sono parziali e potrebbero esserci ulteriori sviluppi nel futuro prossimo: due imputati sono stati assolti, per altri tre i giudici avevano deciso nei mesi scorsi la trasmissione degli atti a Genova e Piacenza.
In ogni caso l’indagine ha permesso di ricostruire molti fatti commessi dalla coppia, formata dalle due nomadi di etnia sinti e residenti nei campi di Chivanno e Nichelino in Piemonte. A Paola Cena sono stati attribuite 10 truffe e un furto, a Irma Cena un episodio tragico che la dice lunga sulla pericolosità di queste situazioni: in seguito al raggiro, la vittima, un pensionato ottantasettenne di Milano, si era suicidato. Irma Cena, insieme ad un complice non identificato, si era finita dipendente dell’azienda del gas e con la scusa di controllare il contatore era riuscita a portare via, dopo aver distratto il poveraccio, un Rolex Daytona, altri orologi e gioielli per 120 mila euro.
Ecco, un’inchiesta del genere apre uno squarcio su un mondo in cui vergogna e debolezza formano una miscela esplosiva. Che succede quando una persona già in là con gli anni, magari malandata e sola, finisce per fidarsi di chi aspetta solo il momento buono per spolparla? Quando il malcapitato scopre la truffa, è ormai troppo tardi: a quel punto il danno è fatto.
Le truffe e i furti di questo tipo sono ormai una piaga sociale: il bisogno di avere un po’ di calore di amicizia a volte è causa di disastri. L’anziano di turno si convince di avere a che fare con un tecnico del gas o con un dipendente della sua banca che ha tutta l’aria di voler controllare l’autenticità delle banconote in suo possesso. Così, si scopre e si offre ingenuamente a scaltri truffatori seriali che gli portano via tutto. La banda con trucchi di questo tenore era riuscita a portare via a tre sventurati rispettivamente 3.500, 14 mila e 6500 euro. Il riconoscimento da parte della magistratura dell’associazione a delinquere marca proprio l’allarme sociale per un fenomeno che spesso si manifesta in modo subdolo, senza che se ne comprenda fino in fondo la gravità.