Sette autonomi barricati sul tetto: in città è un altro giorno da incubo

Non si ferma la contestazione dopo lo sgombero di via Savona. Auto e tram imbottigliati in tutta la zona di piazza XXIV Maggio

Ancora un altro pomeriggio con la città in ostaggio degli antagonisti, due o trecento al massimo, che hanno sfilato, con relativo blocco del traffico, da XXIV Maggio all’angolo tra viale Cogni Zugna e via Savona. Qui con slogan e grida hanno portato la solidarietà ai «magnifici sette» abbarbicati sui tetti dello stabile occupato quattro mesi fa e sgomberato l’altro giorno dalla polizia. E mentre la strada rumoreggiava, gli irriducibili si apprestavano a passare la seconda notte all’aperto, imbragati con corde cinture di sicurezza fornite dai vigili del fuoco.
Una giornata tutto sommato tranquilla rispetto a mercoledì, dopo l’intervento della forza pubblica in via Savona 18, un enorme complesso con una sessantina tra appartamenti e negozi, dove la «Bottiglieria Okkupata» ha ballato una sola estate. Qui infatti si erano rifugiati gli anarchici che da anni occupavano il «Lab Zero», uno stabile comunale in Ripa di Porta Ticinese 83, i veri duri del movimento. Tra loro infatti anche il gruppetto che assaltò un anno fa la libreria di Comunione e liberazione in Statale, picchiando i commessi che pretendevano il pagamento di 800 fotocopie.
La mattina del 15 giugno lo stabile di Ticinese venne sgomberato senza incidenti, ma gli anarchici individuarono un nuovo edificio in via Savona da occupare e trasformare il centro sociale. L’assalto avvenne in serata con botte e inseguimenti per le strada tra manifestanti e poliziotti. Per quattro mesi fu festa grande, con grande scorno dei residenti che mal tolleravano i rumorosi vicini. Fino al «redde rationem» di mercoledì mattina. I poliziotti abbattono il cancello, entrano nel cortile sotto un nutrito di lancio di petardi e sgomberano una trentina di persone. Sette di loro però riescono a rifugiarsi sui tetti. Dove passeranno una notte, grazie anche ai vigili del fuoco che passeranno le imbragature necessarie per restare in «sicurezza» sulle tegole senza rischiare di cadere.
Fuori, intanto, una cinquantina di antagonisti mettevano a dura prova la pazienza della città con ripetuti blocco del traffico in viale Tibaldi, in via Palestro e in via D’Annunzio dove, oltre ai numerosi bidoni dell’immondizia, veniva rovesciata anche un’auto. In serata un altro assembramento veniva tentato in piazza Napoli e subito scongiurato dalle forze dell’ordine.
Ieri la replica: presidio alle 16 in piazza XXIV Maggio, corteo alle 18. Ma siccome la rivoluzione non ha fretta, solo verso le 18 si è creata una certa massa critica, circa 150 persone, provenienti dai diversi Centri sociali cittadini. A quel punto c’è stato un primo tentativo di corteo spontaneo. Partito sfruttando il passaggio di un tram, veniva prontamente respinto con qualche spintone. Poi iniziava la solita estenuante trattativa con la questura che si concludeva solo alle 19. Permesso accordato per sfilare fino all’angolo tra viale Coni Zugni e via Savona, un’ora per percorrere poche centinaia di metri. Qui i manifestanti, saliti a quasi trecento, venivano bloccati e rimanevano un’altra oretta a lanciare slogan verso i «compagni» sul tetto. Alla fine a due antagonisti veniva concesso di salire sul tetto per accertarsi delle loro condizioni di salute. Mentre tutto intorno il traffico impazziva. «Uno scherzetto costato quasi 60mila euro alla collettività, solo per pagare i 100 ghisa impegnati nella viabilità» accusa il vice sindaco Riccardo De Corato. Anche se difficilmente la questione può considerarsi chiusa. Oggi quasi certamente si replicherà, con altre sfilate e altri ingorghi, e altre centinaia di poliziotti, carabinieri e vigili urbani impegnati a tenere a bada questi «bravi ragazzi».