Sette consiglieri iracheni a lezione di democrazia sui banchi della Cattolica

Giovanni Buzzatti

Tre di loro sono rimasti per anni nelle galere di Saddam. «Io dieci, perché ho rifiutato di iscrivermi al partito governativo», racconta Fatima, l’unica donna del gruppo. In sette, tutti amministratori iracheni eletti nei consigli provinciali e comunali di Bagdad, Bassora e Wasit, sono da lunedì a Milano per una settimana di lezioni all’Aseri, l’Alta scuola di economia e relazioni internazionali della Cattolica. «Un corso intensivo di governance - ricordano Riccardo Radaelli e Vittorio Emanuele Parsi, i docenti dell’ateneo a capo del progetto -. Che cosa insegneremo loro? Le tecniche per rafforzare le istituzioni, applicare tasse a livello locale e creare un federalismo vero. Così potranno costruire la democrazia».
Ma gli iracheni la vogliono? «Certamente», risponde il portavoce del gruppo, un dentista fuggito negli Usa durante la dittatura. I sette sono tutti sciiti, «ma il popolo iracheno è unito, ci sono matrimoni tra cristiani, sunniti, sciiti, curdi» aggiunge, sistemando la spilletta con la bandiera dell’Irak sulla giacca. «Adesso il pericolo maggiore sono gli attentati terroristici. Ma abbiamo un nostro esercito, possiamo difenderci da soli».
Tutti parlano inglese. Tra loro ci sono ingegneri, docenti universitari. Fatima, borsetta e cappotto all’occidentale, ha il capo coperto da un foulard. Di famiglia benestante, è stata incarcerata perché, dopo gli studi tecnici, si riufiutò di iscriversi al partito Baath. Poteva essere condannata a morte, ma per la sua giovane età il giudice scelse come pena vent’anni di galera. Ne passò sette senza vedere nessuno. Poi la Guerra del Golfo e la liberazione sotto le pressioni delle organizzazioni umanitarie internazionali di alcuni prigionieri, tra i quali Fatima. «Oggi presiedo un comitato di donne - racconta la 43enne -. Non è vero che ora siamo discriminate: ci sono più donne nel nostro Parlamento che in quello degli Stati Uniti. La Costituzione ci tutelerà, ne sono sicura». E Saddam? Se sarà ucciso «dipende dalla legge e noi accetteremo quello che la legge deciderà», «il nostro sogno è quello di costruire un Paese dove tutti vivano in pace e come fratelli», conclude Fatima.
Lunedì pomeriggio alla Cattolica era atteso Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri (la Farnesina ha finanziato il progetto insieme al Landau Network-Centro Volta di Como). E al gruppo sono arrivati i saluti del rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, che sempre lunedì ha ricevuto la laurea honoris causa all’università Pàzmàny Pèter di Budapest «per la costruzione della casa comune europea».