Sette errori fatali degli alleati di Berlusconi

Marco Palmisano*

A ormai quasi un mese dal voto delle recenti elezioni politiche, in attesa della elezione del nuovo Presidente della Repubblica, rendiamo omaggio al gran combattente che si è dimostrato essere ancora una volta Silvio Berlusconi, nell’aver portato la Casa delle libertà ad un soffio dalla vittoria, quando tutti ne davano per scontata la netta sconfitta. E lo facciamo elencando i sette errori principali commessi dagli alleati di Berlusconi nell’arco dell'intera campagna elettorale.
Il primo. La nuova legge elettorale disegnata dall’ex ministro Calderoli. Senza il voto di preferenza si è privato tutto il centrodestra della spinta propulsiva di centinaia di candidati aspiranti parlamentari di ogni partito, lasciando solo sulle spalle dei leader nazionali tutto il peso della campagna elettorale. Con diverse centinaia di candidati, fortemente motivati e distribuiti sull’intero territorio nazionale, sicuramente qualche decina di migliaia di voti in più sarebbe saltata fuori. E con la vecchia legge elettorale avrebbe vinto il centro destra.
Il secondo. La par condicio. È stato di fatto impedito a Berlusconi di apparire in televisione liberamente e di poter effettuare pubblicità radiotelevisiva negli ultimi quaranta giorni. Centinaia di migliaia di voti persi.
Il terzo. Il voto per gli italiani all’estero. Si è rivelata un incredibile autogol confezionato da un alleato della Casa delle libertà. Presentandosi con liste e simboli distinti, oltre che con la lista Tremaglia, la Cdl ha regalato la maggioranza del Senato all’Unione.
Il quarto. La lista Panto. In una delle regioni meglio amministrate d’Italia, il focoso imprenditore locale dei serramenti presenta una sua Lista autonoma sottraendo all’intera coalizione oltre settantamila voti decisivi.
Il quinto. Il partito dei pensionati. Per tutta la legislatura questo micropartito è stato in accordo e in sintonia con la Casa delle libertà e poi, come un volgare voltagabbana, eccolo pronto a salire sul carro del centrosinistra. Sarebbe bastato sicuramente poco per trattenerlo.
Il sesto. I radicali. Il partito dei radicali è stato letteralmente regalato all’Unione spingendolo nelle braccia della Rosa nel Pugno. E questo perché il cattolicissimo Udc non lo ha voluto all'interno della Cdl.
Il settimo. Il settimo e ultimo errore degli alleati è forse il più grave in assoluto. Non aver mai creduto fino in fondo e veramente al Cavaliere, alle sue parole e alla sua certezza di vittoria. Questa incertezza, questa incredulità, questo continuo pensare solo alla propria bottega ha privato la Cdl di quella spinta decisiva. Troppe volte il Presidente Berlusconi è stato vigliaccamente lasciato solo, salvo poi addirittura criticarlo, quando, sotto il peso della tensione portata sempre in prima persona, poteva apparire meno brillante del solito. Ma adesso, quando si è capito che bisognava credergli prima, tutti pronti a versare lacrime di coccodrillo.
Invece il popolo, la gente semplice, il ceto medio, i ragazzi e le ragazze, le donne, gli uomini e le famiglie di oltre la metà d’Italia, loro sì, loro ci hanno creduto subito, hanno creduto sempre in Berlusconi, nella sua passione, nei suoi ideali, nella sua battaglia e nella sua possibile affermazione. Avevano ragione. Al di là infatti della evidentissima vittoria morale del Cavaliere e di tutta intera Forza Italia, rimane infatti sullo sfondo quel circa un milione e oltre di schede annullate che ci sospinge a credere ancora, nonostante i fatali errori degli alleati, che oltre metà degli italiani è sicuramente stata ed è ancora con Silvio Berlusconi.
Ora speriamo che oltre al popolo lo abbiano capito anche i compagni di strada.
*presidente Club Santa Chiara