Sette giorni, e non si sa chi ha vinto le elezioni

La figuraccia compie una settimana. Sette giorni dopo l’esito provvisorio delle elezioni, Genova non è ancora in grado di conoscere i nomi dei consiglieri comunali e municipali eletti. Neppure un magistrato «trasferito» all’ufficio elettorale in Fiera è riuscito, dopo una settimana di verifiche, riconteggi e verbali più o meno compilati, a fare chiarezza sullo spoglio iniziato alle ore 15 del 28 maggio. Ora nessuno può avere più dubbi sulla credibilità dei risultati. Nel senso che è palese che quanto determinato da scrutatori e presidenti di seggi prima e dagli addetti alle verifiche poi, sia necessariamente viziato da una tale superficialità dimostrata nelle 653 sezioni, che un riconteggio di tutte le schede sarebbe l’unica soluzione per restituire un minimo di fiducia agli elettori.
Perché su una cosa non ci sono dubbi. Molti voti sono spariti. E neppure la verifica dei verbali, che pure continua a impegnare un pool di esperti alla Fiera, può consentire di capire dove siano finiti. L’unico modo sarebbe quello di riaprire gli scatoloni e rileggere una per una le schede. Se tutte le persone che da giorni stanno lavorando per correggere le incongruenze rilevate dai verbali non sono ancora arrivate alla fine, significa che la faccenda è particolarmente seria. E ogni giorno che passa ci sono candidati, magari esclusi per una manciata di voti, che si ritrovano tra gli eletti o che comunque recuperano consensi.
Continuano anche le denunce di elettori che sanno di aver espresso la preferenza per uno dei candidati e scoprono che nel loro seggio non figurano voti alla persona indicata. Federico Casabella, il più votato di Forza Italia, in Valpolcevera, ad esempio ha già recuperato molti consensi, ma anche nuove segnalazioni da parte di amici che gli garantiscono di aver votato per lui, nonostante i risultati segnalati dai presidenti di seggio. E proprio uno dei casi più clamorosi, quello dell’ex sottosegretario Alberto Gagliardi, porterà certamente ad un esposto penale. «Attendo solo la comunicazione ufficiale degli eletti - garantisce l’esponente azzurro che non si è visto riconoscere neppure la preferenza che si è espresso da solo -. Con l’avvocato Maurizio Mascia stiamo preparando la denuncia. Perché il voto è un diritto costituzionalmente garantito a ogni cittadino e devo poter sapere chi e perché me lo ha di fatto tolto».
E lo scandalo-Genova finisce sulla scrivania del ministro dell’Interno. Il senatore Alfredo Biondi ha infatti presentato un’interrogazione a Giuliano Amato nella quale denuncia tutte le «anomalie» e le gravi circostanze che si sono verificate a Genova, ricorda le ammissioni fatte dal prefetto, dal neo sindaco Marta Vincenzi e dal dirigente dell’ufficio elettorale del Comune che confermano la confusione regnante ai seggi. Biondi cita la mancata formazione dei presidenti di seggio (e il 25 per cento è stato addirittuta sostituito all’ultimo, così come il 40 per cento degli scrutatori), la non completezza dei verbali di scrutinio e, naturalmente anche, l’esiguo margine con il quale è stato eletto il nuovo sindaco. Il senatore di Forza Italia guarda comunque al futuro, e chiede al ministro dell’Interno cosa intenda fare almeno per evitare il ripetersi dello scandaloso caso-Genova. Il riconteggio delle schede, e non tra cinque anni, sarebbe la soluzione migliore. Ma sarà nelle mani del Tar, al quale verranno presentati i ricorsi.