Sette italiani su dieci: le nostre truppe devono restare a Kabul

Il sondaggio commissionato dal «Giornale» rivela che più della metà degli intervistati considera la nostra un’operazione di pace

da Milano

La maggioranza degli italiani ritiene che il governo italiano debba mantenere gli impegni in Afghanistan e confermare la presenza dei soldati a Kabul. È contrario al ritiro dei militari, «fino a che la situazione non sarà considerata stabile in accordo con gli alleati», il 67,4% degli intervistati nel sondaggio telefonico condotto dalla Ferrari Nasi & Grisantelli per il Giornale su un campione rappresentativo di 800 casi. La cifra si scompone ulteriormente in due numeri, riferiti al 44,5 dei più convinti della missione (molto d’accordo) e al 22,9% di chi risponde «abbastanza» allo stesso quesito. Non è d’accordo il 25,5%, diviso tra un 14,7% che si dice per nulla favorevole e dal 10,8% che semplicemente dissente. Non si sbilancia in un giudizio il 7,1% degli intervistati.
Dalla rilevazione emerge anche che più della metà (il 53,8%) considera la spedizione Isaf una missione di pace e non di guerra (come pensa invece il 70% nella sinistra estrema e il 50,9% nell’Unione). Ampiamente maggioritario anche lo schieramento di chi ritiene positivo il «regime change» a Kabul. Secondo il 57,4% degli intervistati la maggioranza della popolazione afghana non vuole più il regime dei talebani, a fronte di un 18,1% che pensa il contrario e del 24,5% che invece non prende posizione. Se si guarda poi la ripartizione delle percentuali in base all’appartenenza politica si nota una sintonia sostanziale con l’orientamento dei partiti impegnati in questi giorni nel dibattito sul rifinanziamento della missione italiana. Così, la maggioranza dei contrari si trova nella sinistra radicale, tra le fila di Prc, Comunisti e Verdi, con il 33,4% degli intervistati poco o per nulla convinti dell’impegno italiano a Kabul, una media ben sotto il picco di Rifondazione, che al 43,8% sostiene la necessità del ritiro - più o meno immediato - dei soldati.
Restando nello schieramento di centrosinistra spiccano i numeri degli elettori Ds, contrari al 35,6% alla conferma della missione (di cui il 23,9% per nulla favorevole) e l’83% di sostenitori della spedizione tra gli elettori della Margherita. Nell’area del centrodestra è schiacciante la maggioranza dei favorevoli al rifinanziamento della campagna militare (il 79,3%), con un’alta percentuale molto convinta (57,5%). Tra i partiti, le adesioni più alte si rilevano tra An (83%) e Forza Italia (79,2%).
Sempre nella giornata di ieri il sito di Repubblica ha pubblicato un altro sondaggio sullo stesso problema con risultati molto diversi. L’istituto statistico Ipr Marketing, a cui solitamente si affida il quotidiano diretto da Ezio Mauro per i sondaggi politici, sforna una maggioranza opposta sulla questione Afghanistan. Il 56% degli italiani sarebbe infatti favorevole al ritiro delle nostre truppe, solo il 37% contrario mentre il 7% non ha opinione. I sostenitori del «via da Kabul» sono nettamente in maggioranza fra gli elettori dei partiti di governo: 64% i favorevoli al ritiro e 34% i contrari (2% i senza opinione), mentre si assiste ad una sostanziale parità di pareri fra i partiti di opposizione che si dividono in un 45% favorevole al ritiro e un 48% di contrari. I favorevoli al ritiro salgono al 95% fra chi si riconosce nelle posizioni dei Comunisti italiani e all’85% per il Prc. Medie in linea con l’intero campione per Verdi ed Ulivo.
Tra i banchi della sinistra radicale il sondaggio di Repubblica è servito subito come spunto per sostenere che l’opinione pubblica non sottoscriverebbe l’impegno preso appena il giorno prima da Prodi e D’Alema con la Nato. «La necessità di un cambiamento di rotta sull’Afghanistan non è un capriccio estremista, ma un’aspettativa di gran parte del popolo italiano» dice Fabio Amato, responsabile esteri del Prc, sulla scorta di Repubblica. Sulla stessa linea il senatore dei Verdi-Pdci Mauro Bulgarelli: «Il governo sempre attento ai sondaggi farebbe bene a tenere conto di questo. È ora di lasciare Kabul».