Sette mesi dopo, il problema è lo stesso Il Bisagno fa paura

(...) siamo punto e a capo, con un letto carico di detriti e ricco di alberelli e arbusti che non aiutano il deflusso delle acque. Una vegetazione così fitta che, in alcuni punti, arriva addirittura sopra i margini fino ad invadere i marciapiedi. Proprio in un periodo di piogge torrenziali fuori stagione, la popolazione che vive sulle rive del torrente comincia nuovamente ad avere paura nella speranza che, chi di dovere, intervenga quanto prima per risolvere la situazione dando una ripulita al letto del fiume.
Ad interessarsi della spiacevole situazione del Bisagno sono anche i ragazzi del gruppo giovanile de La Destra che hanno denunciato pubblicamente la situazione: «Il torrente Bisagno, si sa, non è certo oggetto di cura da parte degli enti preposti, anzi. La nostra paura è che l’incuria per il territorio possa ancora aumentare - scrivono i giovani di Gioventù Italiana -. I pochi soldi dei nostri enti pubblici, infatti, non saranno nemmeno sufficienti per coprire i danni che l’immigrazione sta causando alla nostra città». I ragazzi della Destra ne fanno anche una questione politica visto che, nella stagione primaverile ed estiva, il greto del torrente ospita spesso anche accampamenti improvvisati di zingari e rom: «In una città sempre più degradata, i giovani genovesi cercheranno sempre più spesso di fuggire dalla loro città in cerca di quel posto di lavoro che a Genova, è e sarà occupato da extracomunitari - proseguono -. Insomma, è probabile che le immagini del Bisagno possano essere il biglietto da visita di Genova per i prossimi anni. Sicuramente, ne saranno l’emblema».
Ma al di là delle valutazioni politiche, resta il problema: sette mesi dopo l’alluvione Genova rischia di ripetere errori che potrebbero nuovamente essere drammatici.