Sette ministeri dentro l’Expo La Moratti: "Mi fido del governo"

Ma è scontro sulla bozza per la gestione. Il sindaco punta al "modello Saragozza" dove lo Stato ha contribuito con il 70 per cento degli investimenti. Formigoni: bisogna fare attenzione alle previsione troppo ottimistiche

nostro inviato a Saragozza

Chi gestirà l’Expo 2015 di Milano? La domanda che assilla da mesi politici lombardi (e no) è vicina ad avere una risposta, anche se tra Comune, Regione, Provincia e governo le distanze restano divergenze. Dice il sindaco, Letizia Moratti, davanti al padiglione Italia dell’Expo di Saragozza dove va ancora in scena lo scontro con Roberto Formigoni e Filippo Penati, proprio durante la visita collettiva all’Expo 2008 ospitata sui Pirenei. Telefonate al sottosegretario Gianni Letta, critiche, dubbi, stilettate, dichiarazioni incrociate. Insomma, la battaglia per il controllo dell’evento da 14 miliardi di euro non è finita. La bozza di decreto (non definitiva) prevede una forte partecipazione del governo nell’organizzazione dell’esposizione universale. Nel Comitato di indirizzo e programmazione (Cipem) entrerebbero, oltre alla presidenza del Consiglio sette ministeri (cinque veri e propri e due sottosegretariati): Infrastrutture, Tesoro, Agricoltura, Ambiente, Sviluppo economico, Turismo e Protezione civile. Letizia Moratti è nominata commissario fino al 2016, mentre il presidente della Regione, Roberto Formigoni, guiderà un tavolo per le infrastrutture in Lombardia. La società di gestione dovrebbe essere snella, con un amministratore unico (il braccio destro della Moratti, Paolo Glisenti) e controllata (ma non è ancora chiarissimo come) appunto dal Cipem in qualità di socio unico. Moratti sembra soddisfatta: «Più il governo è coinvolto e più sente la responsabilità del successo dell’Expo. Il modello è questa Expo di Saragozza dove lo Stato ha contribuito con il 70 per cento di investimenti».
Sulla bozza però è scontro. Il sindaco, il presidente della Regione, il presidente della Provincia, sfilano sorridenti tra la Venere Esquilina e le vie d’acqua del padiglione italiano. Accanto a loro il presidente della camera di Commercio, Carlo Sangalli, e di Fondazione Fiera, Luigi Roth. Sembrerebbe uno scenario di insolita concordia, se non fosse che tra uno stand e l’altro fioccano le telefonate a Letta, perché blocchi la bozza e ascolti le critiche di Regione e Provincia. Prima chiama Penati per chiedere un incontro, poi Formigoni per insistere ancora una volta sulla necessità di un consiglio di amministrazione. «Ho chiesto di avere un cda e che il diritto di voto sia esercitato in base alla partecipazione finanziaria. È il modo migliore per esprimere la volontà di tutti» spiega il governatore. Penati cannoneggia: «Mi sembra che questa bozza segua due logiche: commissariare l’Expo di Milano da Roma e dividere poteri con logiche da manuale Cencelli».
La più ottimista è la Moratti, che secondo le anticipazioni è stata accontentata nelle sue richieste: «Ho piena fiducia nel presidente del Consiglio». Il sindaco ha partecipato, nei panni di imprenditrice, in sostituzione del marito Gianmarco (assente per altri impegni), alla cena di Silvio Berlusconi con i rappresentanti del mondo produttivo. Seduta al tavolo di Giulio Tremonti, si è alzata in piedi per raccontare le tante missioni all’estero quando Berlusconi le ha fatto i complimenti: «Grazie a Letizia Moratti, presente tra noi, abbiamo ottenuto anche l’Expo».
I problemi sono tutt’altro che risolti. «Attenzione alle previsioni eccessivamente ottimistiche» dice Formigoni in piena sintonia con Penati. Si parla di 29 milioni di visitatori, ma c’è chi teme già che non arriveranno. Qui a Saragozza i numeri della manifestazione non sono rassicuranti. Sui Pirenei si attendevano dieci milioni di visitatori, le prime stime parlano di meno del 50 per cento. «L’Expo è una grande occasione - commenta ancora Formigoni - ma la riuscita dipende da tantissimi fattori. All’indomani dell’assegnazione, Hannover ci ha lanciato un monito. «Attenti a non ripetere i nostri errori». Di nuovo: «È necessario evitare le previsioni ottimistiche». Penati è ancora più esplicito. Sembra tranquillissimo, invece, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli: «Le istituzioni milanesi sono tutte garantite e non saranno mai messe in minoranza perché c’è una precisa volontà politica di evitarlo».