Sette morti in tre giorni, la montagna fa paura

Il caldo continua a provocare slavine che travolgono gli escursionisti.
Ieri due vittime, una sulle Apuane in Toscana, una nelle Valli
bergamasche. E in Austria sei persone restano sotto la neve sulla
stessa cima della mummia Oetzi

Milano - Due persone sono morte oggi in altrettanti incidenti in montagna avvenuti in Toscana e in Lombardia. Sale così a sette il numero delle vittime della montagna negli ultimi tre giorni. In Toscana un uomo di 42 anni, di Carrara, è precipitato mentre con altri due escursionisti cercava di raggiungere la vetta del Pizzone, sulle Alpi Apuane, a Resceto, nel comune di Massa. L’uomo è morto sul colpo. I tre erano in una zona priva di sentiero e stavano tentando una scalata alpinistica, non in cordata: l’escursionista è precipitato probabilmente dopo aver perso l’appiglio o, forse, a causa di una frana di massi che è stata notata a Resceto e ha fatto scattare l’allarme. Il nome dell’escursionista di Carrara si aggiunge a quello di almeno altre cinque persone morte durante escursioni sui sentieri delle Alpi Apuane, resi insidiosi dalla neve ghiacciata, dai primi di dicembre a oggi.

L’altra tragedia in montagna è avvenuta a Valbondione, in provincia di Bergamo. Un escursionista di 50 anni è morto dopo essere precipitato per circa duecento metri in un canalone, mentre scendeva lungo il sentiero di un rifugio. L’uomo, un operaio residente a Lizzola (Bergamo), era insieme a un amico e stava rientrando, dopo aver pranzato nel rifugio. Nel tratto in cui si è verificato l’incidente c’è ancora della neve; pare che la vittima sia scivolata dopo aver messo male un piede.

Il ponte del 1° maggio, è, dunque, costato la vita in montagna a sette persone: due sono state travolte da valanghe, una sulla Marmolada e una in Val Venosta; una terza è caduta in un crepaccio mentre sciava con uno snowboard, sempre sulla Marmolada. La quarta vittima nel frusinate: un pediatra di 63 anni è morto ieri cadendo in un sentiero mentre faceva trekking con il figlio sul monte Rotonaria.

Ma la tragedia forse più assurda si è verificata in val di Non, in Trentino. Un uomo di 37 anni di Cles - la quinta vittima - è annegato nel tentativo di attraversare un laghetto ghiacciato con la motoslitta. Il motore del mezzo si è però spento proprio mentre attraversava il lago Verde, a quota 1.500 metri. Il ghiaccio ha ceduto e l’uomo non è riuscito a mettersi in salvo. Ieri, infine, le ultime due vittime, una sulle Apuane e una nel bergamasco.

La tragedia della montagna non è solo italiana: in Austria sei scialpinisti, cinque cechi e uno slovacco, sono morti travolti da una valanga sulla cima Schalfkogel, sopra Soelden nella Oetztal in Tirolo (la stessa cima sulla quale fu trovata la celebre mummia Oetzi). La tragedia è avvenuta sabato pomeriggio, ma a causa delle cattive condizioni meteorologiche solo ieri mattina i soccorritori hanno raggiunto il luogo della slavina. L’unico sopravissuto della comitiva è un uomo di 45 anni che all’ultimo aveva rinunciato all’escursione. In un rifugio ha atteso inutilmente per tutta la notte il ritorno dei suoi amici. Un testimone aveva visto, verso le ore 16.15, la valanga staccarsi a circa 3.000 metri di quota e inghiottire un gruppo di scialpinisti. Fino al tramonto il soccorso alpino ha tentato più volte di arrivare in quota con un elicottero, ma il maltempo ha impedito l’atterraggio sul luogo della disgrazia.

Solo ieri mattina, alle 6, i soccorritori hanno potuto iniziare le ricerche. Le salme dei sei scialpinisti sono state localizzate e recuperate in meno di un’ora. Tutti avevano l’Arva, un apparecchio elettronico che emette un segnale che può essere captato già dall’elicottero di soccorso. È toccato al compagno, rimasto nel rifugio Hochwilderhaus, il triste compito di identificare i suoi amici.