Sette nuove domande per Antonio Di Pietro

Da settimane <em>Il Giornale</em> lo incalza sulla gestione dei fondi pubblici dell'Idv e sui suoi affari. Lui scrive fiumi di parole, ma non chiarisce. Anzi, più scaviamo più i nostri dubbi aumentano. Eccoli

Caro Di Pietro, mi spiace deluderla un’altra volta, ma la questione non è chiusa. Non per noi, almeno. Lo so che lei ci sperava: non ha risparmiato parole su parole per cercare di mettere una pesante pietra sopra la vicenda. In effetti, però, l’unica cosa che le è riuscita è la pesantezza: le confesso che siamo arrivati alla fine del suo scritto con grande sforzo. Ma sfruttandoabbondantidosidi caffèabbiamo compiuto l’impresa di rimanere ben svegli. E proprio per questo il suo profluvio di frasi non ci ha convinti nemmeno un po’.

Si capisce: lei pensava di farla franca con così poco. Anzi, con così tanto. Molti avranno fatto fatica a decrittare la sua prolissa prosa da cancelleria fino all’ultima riga. Molti avranno desistito dall’impresa di leggere quel saggio di filosofia tonina pesante come il suo trattore ma assai meno digeribile. E ci viene il sospetto che lei abbia voluto approfittare proprio di queste umane debolezze: «Ho qui le mie carte. E vi spiego tutto», dice nel titolo. E se poinonspiega nulla, chi se neaccorge? Metàdegli aspiranti lettori saranno probabilmente svenuti alla quindicesima riga. Gli altri, meno votati di noi al martirio, al massimosono arrivati alla diciottesima.

La ringraziamo per la gentilezza di nonaver voluto ammorbare con tale quantità di noia i nostri lettori. Ma, per la verità, il suo giochino di rispondere alle nostre domande dalle colonne di Libero, ci pare un poco stucchevole. Il triangolo non c’è mai piaciuto, non dico in camera da letto, ma nemmeno nei libri di geometria. Si figuri sulle pagine di un giornale. Per carità: il quotidiano di Vittorio Feltri, e degli Angelucci, fa un’opera meritoria rilanciando i nostri dubbi e accogliendo con santa pazienza le sue verbose risposte. Gliene siamo grati. Ma, ecco, ci sembra un sistema un po’ macchinoso, oltre che cafone. Se Di Pietro non riesce a trovare il nostro indirizzo, non si preoccupi: mandiamounfattorinoaritirare il suo papiro.

Le risposte che ha dato, per altro, come dicevamo, ci convincono poco. Imotivi li spiegano i nostri Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica. In particolare sulla vicenda Mautone, quella centrale, quella per cui Di Pietro è stato convocato dalla Procura a Napoli (altro che andarci spontaneamente come scrive, fra una frottola e un’omissione, su Libero), si contraddice come un bambino beccato a rubarela marmellata. Dice testualmente: «Nessuno mi ha mai detto che Mautone era sotto inchiesta a Napoli». Perfetto: e allora perché il 3 dicembre diceva all’Ansa «Trasferii Mautone a Roma non appena ebbi avvisaglie dell’inchiesta»? Insomma: di quell’inchiesta era informato oppure no? Ora dice di no, ma il 4 dicembre sosteneva di averlo letto sulle agenzie, che, per altro, al tempo del trasferimento di Mautone, nonne avevano mai dato notizia. Contraddizioni su contraddizioni: sarà per questo che la Dia parla, a proposito di lei, caro Tonino, di «pesanti sospetti» e di «fuga di notizie»?

Gli altri dubbi sulle sue risposte all’amatriciana, caro Di Pietro, le trova qui accanto. Sevorrà essere più esaustivo, gliene saremo grati: la chiarezza, purtroppo, nonsi misura sul numero delle battute. E dunque, per non diventare logorroici quanto lei, ci affrettiamo a porle altre sette domande che si aggiungono ai dubbi già esistenti. Abbia pazienza, ma finché non saremo convinti nelle risposte, non considereremo chiusa la vicenda. E siamo sicuri che lei, che è solito vantarsi della sua cocciutaggine contadina, saprà apprezzare la nostra determinazione.

1) I conti (correnti) non tornano. La prima delle nostre nuove domande riguarda l’aspetto bancario. Nelsuosbrodo-lamentolei parla sempre di contributi elettorali versati su due conti correnti: uno presso la Banca San Paolo di Napoli ag.1 di Montecitorio e uno presso il Credito Bergamasco di Bergamo. Noi abbiamo scoperto, e oggi diamo conto, di un terzo conto sulla Bnl di Roma su cui la tesoriera Mura chiede di versare i rimborsi elettorali per le europee del 2004. Ora è vero, come direbbe lei, che non c’è due senza tre: ma perché lei non ne ha mai fatto cenno? Lo nasconde? E che cosa c’è su quel conto?

2) Dai conti alle contesse. La seconda domanda riguarda l’eredità Borletti. Lei dichiara di aver utilizzato parte di quei soldi (3,5 miliardi di lire donati nel ’95 dalla contessa Maria Vittoria) per incrementare il suo patrimonio immobiliare. Benissimo, fortunato lei. Ma quella donazione era destinata a usi privati o politici? È vero o no che la contessa disse di essere felice perché quei soldi avrebbero contribuito, come ricorda Italia Oggi, «alla nascita di un centro» capace di «offrire al cittadino più indifeso un’assistenza legale sia effettiva che preventiva»? È vero o no che l’onorevole Prodi, che prese assieme a lei altri 3,5 miliardidellamedesimadonazione Borletti, girò quei soldi al Movimento per l’Ulivo? Dunque si trattava di soldi destinati all’attività pubblica? E che c’entrano le sue case allora? E se non erano soldi destinati all’attività pubblica perché il 15 settembre 1998, lei caro Di Pietro,nehadenunciato una parte alla Camera, come previsto dalla legge sul finanziamento pubblico dei partiti?

3) Minimum fax. Ieri abbiamo pubblicato due documenti, entrambi firmati da lei: sono identici in tutto, tranne una cifra che cambia. Si tratta della cifra di una consulenza alla tesoriera Silvana Mura. La Procura di Brescia vuol vederci chiaro: uno dei due fax evidentemente è falso. Ci può spiegare cosa è successo? Da sbiancato a sbianchettato: come può accadere, secondo lei, che le cifre della contabilità di un partito cambino con tanta facilità su un documento ufficiale?

4)Polpa e Suko. Risulta dalla nostra inchiesta che lei possiede il 50 per cento della società immobiliare bulgara Suko. Per carità: proprietà legittima. Ma perché nondiceunaparolasudiessa nelle sue chilometriche risposte? E com’è possibile che un paladino della trasparenza, come è lei, non senta il dovere di chiarire fino in fondo che cos’è la misteriosa Suko?

5) Gettoni d’oro. Quando lei è diventato ministro delle Infrastrutture ha creato costosissime supercommissioni perc ontrollare le assegnazioni degli appalti pubblici. Queste super commissioni sono state inzeppate di suoi uomini di fiducia. Davvero lei, paladino della lotta agli sprechi, pensa che sia giusto moltiplicare commissioni e gettoni? Ha fatto quella scelta per far risparmiare lo Stato? O aveva altri scopi?

6) Pezze ’e core. Si capisce: i figli sono pezze ’e core. Ma lei, caro Tonino,cheèsemprestato inflessibilecontutti, perché è così comprensivo con il suo Cristiano? Perché gli va bene che quest’ultimo si sia dimesso dal partito e non chiede la dimissione da consigliere provinciale? Avrebbe usato lo stesso metro salva-poltrone con altre persone nella stessa situazione?

7) Paranoici e criminali. Per aver osato porle alcune domande siamo stati definiti prima «paranoici» sul sito Internet ufficiale del suo partito, e poi «criminali». Addirittura lei ci ha accusato di essere un’«associazione per delinquere». Ora io non parlo il molisano, ma non riesco a capire una cosa: perché se Feltri pone le nostre stesse domande si tratta di un atto di cortesia, cui lei risponde con profluvio di borotalco e salamelecchi, e se invece le poniamo noi diventiamo «criminali»? Ho l’impressione che lei stia perdendo un po’ di lucidità, caro Tonino. Ma non si preoccupi: l’abbiamo aiutata a cambiare lo statuto dell’Idv, l’abbiamo aiutata a moralizzare un po’ il partito, come lei stesso ha riconosciuto. L’aiuteremo anche a ritrovare la memoria che finora, in mezzo a troppe parole, le è mancata. Per cominciare provi a rispondere a queste sette domande e alle sette obiezioniallesuerisposte: sevorrà disturbare ancora Feltri, faccia pure, per carità. Se vuol evitare il minuetto, sappia che noi siamo disposti a pubblicare tutte le sue spiegazioni. Soprattutto se saranno un po’ meno alla camomilla bonomelli. E magari un po’ più convincenti.