Sette quartieri sempre in lotta per alzar bandiera rosa

La competizione è, senza dubbio, il migliore stimolo per dare il meglio di se stessi e riuscire a prevalere nella concorrenza. Lo sanno bene a Recco, dove, per la secolare festa dell'8 settembre, i sette leggendari quartieri, in nome della nobile sfida per onorare al meglio N.S.del Suffragio, hanno sempre arricchito la festa con sfottò, fantasiose «bufale» ed estrose monellerie.
Raccontano gli anziani di Recco, seduti al bar con un bicchiere di vino, che molti anni fa un fuochista era solito usare il suo camion a rimorchio per trasportare ardesie e merci varie; caso vuole che una sera dei primi di settembre il camionista - fuochista si fermò in un quartiere di Recco per depositare fuochi, polvere e mortaletti. Questo camionista copriva sia la motrice sia il rimorchio con grossi teloni per riparare e proteggere la merce trasportata. Questa copertura ha subito stuzzicato la fantasia e la mente di un recchese, che per quel sano interesse ai fatti altrui, incominciò a dire in giro tra i conoscenti che in quel tale quartiere, avevano ordinato un camion e rimorchio di materiale pirotecnico e le accurate coperture dell'automezzo erano fatte a posta per non far scoprire il prezioso carico. Chiaramente questa notizia trovò terreno fertile tra molti quartieri, anche grazie al clima di competizione che aleggiava in città. Ebbene, senza sbilanciarsi sui nomi dei quartieri e tanto meno del buontempone che ha divulgato la frottola, questi anziani, raccontano che un quartiere abboccò e il gruppo dei dirigenti di rione s'indebitarono per acquistare molti altri mortaletti per competere con il quartiere che, a dire dell'informatore, ne aveva una grossa quantità. Questo è uno dei tanti aneddoti che si riesce a scucire da bocche non troppo cucite.
«Quando bagnavamo le gomme dei pneumatici per la fare “la diga in fiamme“ nel 1949 - racconta Giuseppe Bozzo, presidente del quartiere Spiaggia - uno di noi cospargeva di benzina i copertoni e l'altro appiccava il fuoco. Saltando tra gli scogli di notte siamo caduti sulle gomme in fiamme rischiando di prendere fuoco, dalla passeggiata molti spettatori hanno pensato al peggio, ma noi, prontamente - eravamo ragazzi, commenta il presidente - ci siamo buttati in acqua e siamo tornati a nuoto. Arrivati sulla riva siamo stati applauditi, qualcuno ci ha anche mandato a quel paese, ci si divertiva anche così».
Nell'anno 1896 il cannone del quartiere Liceto venne caricato con troppa polvere e all'accensione esplose spargendo i pezzi per la collina fino a raggiungere il tetto della stazione ferroviaria che subì dei danni. I carabinieri, il mattino dopo, fecero il giro di tutti i quartieri per trovare i responsabili.
I ragazzi del Liceto si fecero prestare un altro cannone dal quartiere di Santa Maria del Campo e lo sostituirono con il loro. I carabinieri perquisirono il deposito del Liceto per ultimo, perché era sulle alture di Recco e, a quei tempi, si camminava a piedi, ma arrivati sul posto, convinti di trovare il corpo del reato, dovettero ritirarsi increduli. «Ci sono battute, ma anche tanto buon senso per fare una bella festa; chiaramente la volontà di riuscire a fare meglio degli altri è forte - racconta Bruno Picasso, presidente di Collodari -. Alla fine della festa si usa che chi ritiene obiettivamente di aver fatto la più bella sparata alzi la bandiera di color rosa, capita non di rado che a volte si alzino due bandiere e allora nasce qualche sfottò, ma tutto finisce con delle belle risate».