SETTE RAGIONI PER DIRE NO

La principale evidenza del discorso che Romano Prodi ha tenuto al Senato è chiara e netta: nel presunto governo di centrosinistra ha già prevalso la sinistra, come si temeva e com'era facilmente prevedibile. Basta considerare alcuni dei principali passaggi.
1) «Non abbiamo condiviso la guerra in Irak e la partecipazione dell'Italia». Senonché l'Italia non ha «partecipato» alla guerra, è intervenuta nella successiva missione di pace, e le nostre azioni belliche sono state soltanto di legittima (e parziale) difesa. La tesi del neo primo ministro è esattamente quella della sinistra estrema, come l'affermazione che l'attacco americano sia stato «un grave errore» che «non ha risolto, anzi ha complicato, il problema della sicurezza». Con un gioco delle tre carte condiviso dalla sinistra mondiale, anche Prodi finge di credere che, se Saddam Hussein fosse rimasto al suo posto, tutti oggi saremmo più tranquilli.
2) Parlando della necessità di «sottoporre a revisione» la legge Biagi, Prodi ha parlato di «inaccettabile precarietà»: e con ciò ha sposato in pieno le tesi dei sindacati e dei partiti di sinistra, per il quali la necessaria flessibilità non è mai stata altro - appunto - che «inaccettabile precarietà».
3) La fumosa espressione riguardo «un provvedimento diretto ad alleggerire l'attuale insostenibile situazione delle carceri», altro non è che un'amnistia generale e generalizzata come vuole la sinistra: neanche motivata con motivi ideali (che si potrebbero anche discutere), ma per risolvere il problema dell'affollamento carcerario.
4) Parlando di una nuova «normativa che disciplini i conflitti d'interessi», Prodi ha garantito che sarà «scevra da intenti punitivi», proposizione che però indica da sola che sarà Berlusconi l'oggetto delle nuove norme. Visto che Berlusconi è all'opposizione, il progetto è di per sé punitivo, piuttosto che propositivo. Come vuole la sinistra.
5) Quanto ai lavori pubblici che ci abbisognano, anche in questo caso Prodi ha usato il fumoso parlardemocristiano per mascherare quanto i comunisti e i verdi abbiano la prevalenza nel suo governo: «Effettueremo investimenti infrastrutturali mirati piuttosto che singole grandi opere», è no secco alla Tav. Che oltretutto smentisce quanto aveva dichiarato in campagna elettorale.
6) Il governo Berlusconi sbagliò, a mio parere, nell'approvare di tutta fretta (con l'entusiamo del centrosinistra) la Costituzione europea poi saggiamente respinta dai popoli francese e olandese. Prodi aggrava l'errore minacciando di lavorare a una nuova Costituzione che «deve» essere pronta prima delle elezioni europee del 2009. Non si vede come potrà fare, ma il ciel ci aiuti, visto che Prodi intende andare verso quella visione comunistica dell'Ue che vuole dotare l'unione monetaria di «un vero governo economico e sociale», futuro assassino delle indipendenze e delle identità nazionali.
7) Infine, il capo del governo giudica che «l'Africa è sulle nostre spalle, sulle spalle dell'Italia e dell'Europa». Qui davvero è caduto preda del più velleitario e insopportabile buonismo della sinistra estrema: perché l'Africa è un problema che sarà difficile risolvere anche se vi si impegnassero, insieme, Occidente e Oriente. È un peso capace di schiacciare l'Europa, figurarsi l'Italia. Figurarsi il governo Prodi.
Conclusioni? Le lascio a Chris1985, un giovane che è intervenuto così nel dibattito subito acceso nel mio forum: «Il bello di Prodi è che fa capire perfettamente che lui è solo il moderatore di questo governo. Spero in un passaggio di consegne a Diliberto o D'Alema».
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