Le sette vite degli Yes, mito del rock

Il rock progressive, un esempio di contaminazione ibrida nata negli anni Settanta che continua a fare tendenza. Rock e suoni classici, sinfonici, barocchi; chitarra elettrica e sintetizzatore, tastiere maestose e archi (a volte veri a volte simulati dal mellotron). Quando il rock inglese la smise di saccheggiare blues e folk, si buttò sulla musica classica e venne fuori un cantiere creativo mica da ridere. D’accordo, spesso fatto di suoni pompieristici e troppo tecnici o dominati dal virtuosismo, ma punteggiato da numerosi capolavori. In quel cantiere creativo lavoravano anche gli Yes, che quarant’anni dopo sono ancora in pista, e domani tengono concerto al Teatro degli Arcimboldi (ore 21, info: 02-641142200). Non sarà però la notte della nostalgia; prima di tutto perché gli Yes marciano sempre guardando avanti; poi perché hanno ringiovanito l’organico con il cantante canadese Benoit David (che sostituisce la storica voce di Jon Anderson per il momento in infermeria) e soprattutto con le tastiere di Oliver Wakeman, rampollo di Rick, eminenza grigia degli Yes tra colpi di genio, abbandoni, litigi, uscite di scena e ritorni (anche lui non è in forma fisicamente). Della line up storica ci sono Chris Squire al basso (l’unico militante dal primo album), Steve Howe alla chitarra, Alan White alla batteria. «Continuiamo a scrivere musica - sottolinea Howe - ma il pubblico chiede sempre i nostri brani celebri, quindi stiamo in equilibrio tra presente e passato. L’opera non invecchia, neppure i valzer di Strauss, Sinatra se fosse vivo canterebbe ancora My Way. Quindi è normale che a noi chiedano Round-About, vuole dire che è entrata nella storia». Così come gli album Fragile e Close to the Edge, passando per il gigantismo della controversa megasuite (allora era un doppio long playing) Tales From Topographic Oceans. «Non cambiamo genere ma sappiamo adeguarci ai giorni nostri - continua Howe - e in questo ci aiutano i progetti solisti. Io ho collaborato nell’album di Oliver e lui nel mio e questo ha portato nuova linfa agli Yes. Con Oliver al posto di Rick c’è più rock e meno classica, ma noi siamo sempre gli stessi. Quelli che al college studiavano Prokofiev e Rimskij-Korsakov e amavano il blues: così per fondere blues e suoni orchestrali ci siamo inventati la nostra orchestra».