Il Settecento dello splendore in mostra a Palazzo Reale a Milano

Grandi mostre. I capolavori del Settecento veneziano da Canaletto a Tiepolo provenienti dalla collezione Terruzzi, grande amante dell'arte antica

Si dica, innanzitutto, che la collezione di Guido Angelo Terruzzi è la più importante raccolta di dipinti veneziani che esista al mondo. Più importante di quella di Ca’ Rezzonico a Venezia che fu costituita dal ferrarese Nino Barbantini. Venezia ha perso una occasione irripetibile: di vedere una di fronte all’altra queste due straordinarie collezioni che si sarebbero integrate a vicenda. Qualche anno fa infatti, non fu consentito a Terruzzi, per miopia del potere politico e per interessi locali, di acquisire Palazzo Grassi per ospitare la propria collezione lasciando anche uno spazio per le esposizioni del comune. Per quest’impresa offrì qualche anno fa 30 milioni di euro ai quali avrebbe aggiunto il valore vertiginoso dei suoi quadri veneziani e dei mobili di ogni parte del mondo. Gli fu preferito Pinault e Venezia tradì la sua storia per vestirsi di arte contemporanea, in una vocazione punitiva probabilmente per tenere il passo con la vetrina della Biennale.

La storia è presto detta, benché l’attuale assessore alla cultura del comunedi Milano, il sindaco Moratti, rivendichi qualche merito per avere contenuto i capricci dello stesso Terruzzi. E dunque Terruzzi fu negli anni un collezionista leggendario e misterioso. Nessuno storico dell’arteitaliano aveva consapevolezza della entità del suo impegno con l’eccezione di Federico Zeri, della giovane storica Annalisa Scarpa Sonnino, e di chi scrive che, curioso del singolare personaggio, all’epoca conosciuto come re del nichel, andò a visitarlo a Bordighera e in Costa Azzurra agli inizi degli anni ’80. Restai prima sorpreso e poi ammirato per la vastità e laqualità delle opere acquistate da Terruzzi, di ogni secolo dell’arte italiana a partire dal Trecento. Ma in particolare, come poi il suo gusto prevalente ha confermato del Settecento veneziano.

Lo incontrai in più occasioni nel corso degli anni e lo sostenni in alcuni acquisti. Litigai anche in alcune occasioni e, da ultimo, lo sostenni per la sacrosanta intenzione di acquistare Palazzo Grassi. Fui pressochè l’unico, in piena consapevolezza, a sostenerlo. Qualche anno dopo, nominato ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli mi chiamò con due obiettivi, intelligentemente stimolato: dare il massimo risalto alle celebrazioniperil quinto centenario della morte di Andrea Mantegna chiedendomi di accompagnarlo a Berlino per presentare la mostra all’ambasciata d’Italia per favorire il turismo d’arte verso l’Italia; e per incontrare Guido Angelo Terruzzi e affrontare la questione del destino della sua collezione. Arrivammo in elicottero a Bordighera, dove Terruzzi teneva una parte della sua raccolta e, non posso non ricordarlo, Rutelli mi chiese espressamente di non portare con me il sindaco di Milano Letizia Moratti che io avevo invitato, per evitare equivoci sulle sue intenzioni che riguardavano un impegno diretto dello Stato.

Io, in quel momento, ero chiamato come suo consulente. Rutelli rimase colpito, al punto da chiedere a Terruzzi di dire quale sede avrebbe desiderato per la sua collezione. E lì il discorso rimase sospeso. Rutelli allora, intanto pensò a una grande esposizione a Roma; e io, per cortesia istituzionale accettai che, Terruzzi, lusingato, desse la primogenitura a Roma. Ma in me premeva l’assessore alla cultura di Milano, e fin dal prino momento chiesi e ottenni che la mostra venisse a Milano nella prospettiva di trovarvi sede permanente.

Con tutte le mie forze, e con l’aiuto di FrancescoMicheli che, buon testimone della vicenda, cercai di convincere Terruzzi a chiedere il meraviglioso Palazzo Clerici, con la galleria affrescata da Tiepolo che era nella diretta disponibilità del ministero per i Beni culturali, quindi proprietà dello Stato, e contemporaneamente fino al 2009, concesso all’Ispi, un importante centro di studi di politica internazionale. Ho tenuto fino a oggi questa perfetta destinazione segreta. Poi la mostra di Romanon ebbe buon esito nella confusione dell’allestimento e Terruzzi, nonostante gli impegni con me e Micheli ritardò l’edizione milanese. Non voleva l’architetto da me suggerito, Roberto Peregalli e proponeva di partecipare alla mostra con un finanziamento che gli consentisse l’allestimento che poi ha scelto, in parte incoerente ma onesto.

Alla fine ci trovammo, in nome dell’antica amicizia e io scelsi le opere una a una. Mi impuntai soprattutto per avere i dipinti di Tiepolo da Palazzo Sandi di Venezia, acquistati presso Christie’s per sei milioni e 700mila euro. Ecco un po’ di storia esterna di questa formidabile mostra che è un vero e proprio museo che lo Stato e la città di Milano non possono permettersi di perdere.