Settemila fedeli per la maratona d'Avvento di Scola

Il cardinale Scola celebrerà la messa del pomeriggio in Cattedrale per tutte le sei settimane che preparano al Natale

Come dicono nella pubblicità, è di nuovo Natale! Non è correre troppo. Luci e lucine sono già in giro per la città: oggi, 13 novembre, è la prima domenica dell’Avvento ambrosiano. A Milano, a differenza di tutto il resto del mondo, la preparazione al Natale dura sei settimane invece che quattro. Più cioccolatini nelle caselle dei calendari d’Avvento derivano da una tradizione antichissima, che risale al VI secolo.
Allora, spiegano gli storici della Biblioteca Ambrosiana, anche a Roma l’Avvento durava sei settimane. Poi arrivò Papa Gregorio Magno e decise di accorciarlo a quattro, come è rimasto Urbi et orbi.
Per molti Natale è shopping e riposo dal lavoro, ma il significato religioso della festa rimane più che vivo nel cuore di tutti. E quest’anno il neo arcivescovo Angelo Scola ha voluto essere presente in prima persona in Duomo per preparare all’arrivo di Gesù bambino i fedeli, ma anche (o forse soprattutto) i cristiani poco assidui, coloro che in chiesa non hanno più l’abitudine di andare. E poi l’invito dell’arcivescovo è rivolto «a chi, ritenendosi non credente, vuole conoscere cosa la Chiesa dice di Gesù». Atei, agnostici e dubbiosi di varia natura, per tutti portoni spalancati in Duomo.
Scola predicherà dal pulpito della cattedrale in tutte le sei domeniche d’Avvento alle 17 e 30. Lo ha fatto già oggi davanti a settemila fedeli che hanno riempito il Duomo. Le parole del cardinale si sono concentrate sul ritorno di Gesù alla fine dei tempi. È lui, Gesù, a raccontarlo nel Vangelo di Marco: «Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria». Un vero e proprio happy end: «Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo».
Poi, nelle settimane successive, ci si avvicinerà al Natale con le storie di Giovanni il Battista e dell’annuncio dell’Angelo a san Giuseppe. «Questa scelta di essere presente in Duomo ricorda due grandi figure di vescovi della nostra tradizione milanese - racconta monsignor Marco Navoni, dottore della Biblioteca Ambrosiana -: innanzitutto San Carlo che - quando non era assente dalla città per motivi pastorali - era sempre presente in cattedrale». E poi il beato cardinale Ildefonso Schuster «anch’egli presente ogni domenica in Duomo, dove anche se di fatto non sempre predicava, virtualmente lo faceva sempre con la sua presenza ascetica e contemplativa, autentica predica silenziosa per chi lo vedeva assorbito in preghiera».
L’arcivescovo Scola, già nell’omelia d’ingresso in città il 25 settembre scorso, ha parlato con affetto del Duomo. E ricordato quando all’inizio degli anni Sessanta era a capo della Fuci (la federazione degli universitari cattolici), chiamato all’incarico dall’allora arcivescovo Giovanni Colombo: «Quando ho cominciato a venire in Duomo, mi colpì la consuetudine dei milanesi a riversarsi vero sera in piazza Duomo. Si formavano decine e decine di capannelli che discutevano dei più svariati argomenti. Il ricordo di questa usanza si è sedimentato in me come una felice espressione di democrazia sostanziale...».
Insomma, la sera andavamo in piazza Duomo. E adesso sarebbe carino tornarci.