È LA SETTIMA CONSECUTIVA DEI BOLOGNESI

Oscar Eleni

La Fortitudo rinuncia a fare il toro nell’arena, perché nelle corride si sa sempre chi paga il conto per tutti, gioca più o meno come sa, facendosi ispirare da Kiwane Garris, il professore dell’Illinois che domina il gioco e la difesa, esaltandosi con il talento di Marco Belinelli (34 punti, 8 su 14 da 3, 11 su 18 in totale), chiude il conto con la Napoli meravigliosa di quest’anno, arrivata alla volata senza la luce di Sesay. Grazie al 103-83 finale approda alla sua 10ª finale in 11 anni, la 7ª consecutiva, cambiando uomini ma non il suo modo di essere. Gelsomino Repesa fa un altro capolavoro, alla faccia di chi gli parla alle spalle, sopportando di tutto e di più, ora dovrà prepararsi per la 5ª finale scudetto fra Climamio e Benetton Treviso che si inizia mercoledì al Pala Dozza, campo imbattuto nel campionato italiano.
Avevamo paura di essere regrediti nel basket del ballatoio, polemiche, spinte, cattiverie, avevamo il timore che la partita decisiva sarebbe stata soltanto una brutta corrida, invece gli arbitri hanno deciso la tolleranza zero sui contatti; i giocatori, salvo qualche normalissima esplosione di nervi nella tensione, sono stati bravi protagonisti. Un tempo per soffrire, con Napoli che va avanti tre volte di 5 punti, spinta dall’islandese Stefansson (19 alla fine, 17 in avvio) che, secondo qualche genietto, sarebbe il segno della regressione nella pesca dei nostri club sempre meno ricchi, ma Belinelli tiene in rotta la Fortitudo, colpita sulla sirena da Larranaga quando era tornata a +5. Nel secondo quarto Repesa rinuncia ai giocatori finti, spinge al massimo, trovando la genialità di Becirovic (21 alla fine, 7 su 11, 7 rimbalzi, 7 falli subiti, 6 assist) e con il 24° punto di Belinelli chiude sul +18 a metà gara avendo segnato 62 punti.
Napoli è orgogliosa abbastanza per non piegarsi, capisce che se la Fortitudo gigioneggia, perde palloni preziosi con Lorbek e Mancinelli, può ancora farle paura, torna a 12 punti, ma è troppo tardi per rimediare perché Greer è nella morsa di Garris, perché la Fortitudo a rimbalzo domina (39-34) sfruttando l’energia di Diawara, il vero elemento aggiunto in una squadra che difende il titolo avendo perso l’ossatura base. Il capolavoro sembra questo in casa Fortitudo, rinunciare alle spese folli, rivoluzionare dove si può, dando spazio ai giovani e credibilità ad un grande tecnico. Belinelli è stato l’esploratore più affamato di Bologna, ma anche Green e Garris, che arrivavano da squadre di seconda fascia, si sono abituati alla grande arena. Per Napoli chiusura senza felicità per aver sfiorato il capolavoro, ma con la coppa Italia in tasca ed un posto in Europa può dire davvero di aver fatto il massimo. Ha tentato ancora nell’ultimo quarto andando a meno 10, ma poi il turbo bolognese si è rimesso in moto. Da mercoledì, fra Bologna e Treviso, si giocherà per lo scudetto, i catastrofisti diranno che è un già visto che non spezzerà l’accerchiamento del mondiale, Climamio e Benetton, però, se la vorrebbero godere lo stesso.