Settimana corta, Epifani apre: "Niente furbizie"

Palazzo Chigi apre alla proposta della Merkel. Sacconi assicura: "A differenza della Germania abbiamo un robusto
sistema di ammortizzatori sociali che consente di spalmare un minor
carico di lavoro su più persone&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=316444">Bonanni (Cisl): &quot;E' l'unico rimedio&quot;</a></strong>

Roma - "La settimana di quattro giorni lavorativi, proposta da Angela Merkel, è sul tavolo". A fare da apripista in Italia è proprio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che nel corso della conferenza stampa di fine anno sembra quantomeno considerare l'ipostesi al vaglio in Germania. E così Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, fa subito sapere che la proposta "lavorare anche meno, pur di lavorare tutti" è anche la sintesi del piano del governo per salvare i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi. E anchedall'opposizione arriva il plauso per questa proposta.

Il plauso di Sacconi "Lavorare anche meno, pur di lavorare tutti". Sacconi sintetizza così, in un’intervista a La Repubblica, il piano del governo per salvare i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi. E sull’ipotesi che il Governo intenda quindi seguire la strada della settimana corta indicata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, Sacconi afferma ancora: "A differenza della Germania noi abbiamo già un robusto sistema di ammortizzatori sociali che ci consente di spalmare un minor carico di lavoro su più persone. Questa è la funzione della cassa integrazione a rotazione e non a zero ore, e della stessa cassa integrazione ordinaria". Sacconi inoltre conferma che il piano prevederebbe che una persona potrebbe lavorare quattro giorni e gli altri due restare in cassa integrazione, e spiega: "Sì, si può andare in cassa integrazione per una parte della settimana e lavorare per la restante. Ma penso anche ai contratti di solidarietà". Questo "vuole dire anche - continua Sacconi - meno salario ma non dimentichiamoci che ci sarà l’integrazione del sostegno al reddito. Alla fine la perdita sarà minima". E se i contratti di solidarietà non hanno avuto mai successo, Sacconi sottolinea che "è andata" un pò così "perché nel passato sono stati utilizzati solo quando per l’azienda non c’era alternativa al ridimensionamento". "Vogliamo evitare esattamente questo. Per farlo si deve ancorare il lavoro alle imprese".

Brunetta: "Un modo per affrontare la crisi" Per affrontare la crisi economica ed evitare un eccessivo calo degli occupati "la cassetta degli attrezzi prevede tantissimi strumenti e, fra questi, c’è la proposta del ministro sacconi". Il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha fatto sapere che quella indicata dal collega Sacconi è "una delle modalità che normalmente si utilizzano in momenti di crisi per distribuire risorse di Welfare, lavoro e occupazione tra un numero di teste più elevato e normalmente questo si fa riducendo l’orario di lavoro, giornaliero e settimanale, riducendo ovviamente anche il salario". Alla domanda se questo intervento dovesse avere un carattere provvisorio, brunetta si è limitato a precisare che "il ministro competente è sacconi e io parlo solo da economista". Infine, il ministro ha riferito che di questa proposta non se ne è parlato ancora in sede di governo.

Il sostegno del Prc Se il governo pensa a una settimana corta sul modello adottato da Angela Merkel in Germania è "un’ottima idea perchè mantiene il posto di lavoro, riduce a tutti l’orario ed evita l’emarginazione e il licenziamento". Paolo Ferrero, segretario del Prc, promuove la misura ripresa dal presidente del Consiglio nella conferenza stampa di fine anno per difendere i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi economica. In una intervista al Corriere della Sera, il leader di Rifondazione spiega però che "il nostro sistema produttivo è fatto di piccolissime imprese" che saranno quelle "più colpite. Bisognerebbe estendere il provvedimento anche a loro, anche alle partite Iva, anche ai garzoni". Per reperire i fondi, Ferrero suggerisce di "rimettere la tassa di successione e introdurre una patrimoniale sopra i 500mila euro". E poi "aumentare le aliquote fiscali al di sopra dei 100mila euro e le imposte sulle rendite finanziarie al 20% sopra i 200-300mila euro".

L'apertura di Epifani Aprire a gennaio un tavolo di confronto con le parti sociali per affrontare la crisi. Sì alla settimana di lavoro di quattro giorni e no alla equiparazione all’età di pensionamento fra uomini e donne. Meglio sarebbe l’introduzione di un principio di flessibilità nell’uscita dal lavoro. E’ il messaggio che il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, invia al governo parlando al direttivo dell’organizzazione alla quale ha proposto un calendario di iniziative di mobilitazione che si concluderà con una manifestazione a Roma per la fine di marzo. "E’ necessario avviare un tavolo sulla crisi perché in questa fase e con l’avvio del nuovo anno (quando fra gennaio ed aprile si manifesterà il picco negativo della crisi economica) bisognerà concentrarsi sulle modalità con le quali affrontare gli effetti di questa situazione", ha detto Epifani precisando che il tavolo di confronto, richiesto anche recentemente dalla Confindustria, "non può riguardare solo le conseguenze della crisi, e cioè la gestione degli ammortizzatori sociali, ma deve partire dalle scelte di politica macroeconomica e industriale". Secondo Epifani, la politica del governo è "miope" e "l’ottimismo del presidente del Consiglio non giustificato". Il leader della Cgil lamenta "l’assenza di una politica industriale del governo e il silenzio a fronte della crisi della Fiat e delle ipotesi prospettate dal suo amministratore delegato". Sergio Marchionne ha parlato di alleanze necessarie nel settore auto che lasceranno in vista solo 5 o 6 gruppi a livello mondiale. A proposito del dibattito sulla settimana corta e sull’utilizzo di contratti di solidarietà il segretario della Cgil ha osservato: "Ben venga l’avvio di un confronto con governo e imprese su tutte le forme di tutela" a patto che "siano inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro, non escludano i lavoratori precari e non costituiscano una furbizia per evitare al soggetto pubblico di investire tutte le risorse necessarie".

La Cisl: è una nostra proposta "La proposta sulla settimana corta e sui contratti di solidarietà l’ha lanciata la Cisl, chiedendo al governo di portare avanti il modello concertativo che la Merkel sta costruendo in Germania, per affrontare la crisi economica coinvolgendo le grandi e piccole aziende, i sindacati e le banche. Questo è quello che chiediamo si faccia anche in Italia", dice il segretario generale del sindacato di via Po, Raffaele Bonanni. Citando lo slogan "lavoriamo un pò meno, però lavoriamo tutti", Bonanni, intervenendo a Radio-City di Radio 1-Rai, ha quindi aggiunto che questo è "un modo che responsabilizza tutti, lavoratori e imprese, perchè per realizzarlo bisogna fare accordi azienda per azienda" e inoltre "dà consapevolezza della situazione che dobbiamo affrontare", non facendo "sentire abbandonato il lavoratore". Secondo il numero uno della Cisl, "è importante dare una risposta" prevedendo che "quello che manca viene integrato con i fondi per gli ammortizzatori" e con l’intervento pubblico.