La Settimana enigmistica fa il record: 4.000 numeri e soltanto un errore

In 77 anni la rivista di cruciverba è stata un rifugio fisso per gli appassionati. L’unica interruzione nel 1945

C’è un posto dove le scienze cognitive odorano di matita appena temperata, dove le nozioni apprese a scuola ci si ripresentano, ma questa volta con un aspetto amichevole e giocoso, fra una macchiolina di caffè caduta sulla pagina e un pensoso ghirigoro, dove frammenti di parole danzano come obbedendo ai misteriosi comandi del Mago di Oz. C’è un posto dove, dal sabato mattina al venerdì sera, milioni di persone si rifugiano. Quel posto sembra una rivista, ma è un luogo dell’anima. Quel posto si chiama La Settimana Enigmistica.
Dal 23 gennaio 1932 a oggi, giorno in cui esce il numero 4000, l’accogliente motel per menti pacatamente inquiete, sempre bisognose di alimentarsi con gli zuccheri di busillis verbali o numerici, ha chiuso (e non per ferie...) una sola volta, per due mesi e mezzo. «Gli storici avvenimenti delle ultime settimane - recitava l’avviso-editoriale datato 14 luglio 1945 - hanno impedito di pubblicare questo numero con la consueta regolarità». In quelle «ultime settimane», fra «gli storici avvenimenti» ci furono: l’entrata dell’esercito statunitense a Cortina d’Ampezzo; la resa della Germania firmata dall’ammiraglio Karl Dönitz; Ferruccio Parri che diventa presidente del Comitato di Liberazione; la firma, a San Francisco, dello statuto delle Nazioni Unite. Come si vede, robetta. Prima e dopo, nulla riuscì a fermare una macchina che funziona meglio di un orologio svizzero, scandendo i tempi di un Paese, l’Italia, per natura poco incline al rigore teutonico o anglosassone dell’abitudine, ma che evidentemente avverte per magia, a cadenza settimanale, l’orgoglio domestico della tradizione, almeno in tema di svago intelligente.
Certo, la perfezione non esiste, anche La Settimana Enigmistica può sbagliare. Ma gli errori effettivamente riscontrati si contano sulle dita di una mano. Uno lo rammentava con ironia qualche anno fa Francesco Baggi Sisini, direttore responsabile ed erede dello zio fondatore, Giorgio Sisini conte di Sant’Andrea. «Per un disguido in tipografia un rebus risultò sbagliato. Il Corriere della Sera dedicò all’evento un servizio rispettoso ma ampio. Un po’ come se fosse crollato un mito. Pochi giorni dopo, sempre per un disguido in tipografia, lo stesso Corriere ripubblicò la pagina di Borsa del giorno prima...».
Anche le innovazioni si contano sulle dita di una mano: l’introduzione (peraltro non aggressiva) del colore in alcuni rebus e fotografie; qualche innocente e discreta concessione all’attualità nei popolarissimi «Forse non tutti sanno che...» e «Strano ma vero!»; un Sudoku incastonato fra le «Spigolature»... Comunque, movimenti tettonici impercettibili per un continente che tutti avvertiamo famigliare ma nel quale troviamo sempre, ogni settimana che Dio manda in terra, un angolo inesplorato, una casella vuota, una frase di doppia o tripla lettura.
Non è necessario essere enigmisti accaniti per sentirsi a proprio agio in questa Atlantide che puntualmente riemerge ogni sabato mattina dallo sterminato oceano del sapere in punta di lapis. Basta avere il gusto dell’intimità con se stessi, la propensione all’esercizio intellettuale. E, soprattutto, la curiosità per ciò che si conosce.