Una settimana di immagini ed emozioni sotto il diluvio

Fermi immagine di una settimana di emozioni, di passioni, di rabbia e di orgoglio.
La prima immagine che resta nel cuore, ovviamente, è quella dei ragazzi in giro per tutta Genova con la pala in mano, le giacche a vento e i calzoni sporchi di fango. Decine, centinaia, migliaia di ragazzi, che hanno telefonato nei municipi - stendiamo un pietoso velo sulle fondazioni politiche che, a pochi mesi dalle elezioni, hanno messo in piedi un sistema di reclutamento alternativo, rischiando di creare problemi ai volontari «ufficiali», qualcosa che fa a gara in cattivo gusto con la gestione del dopo-alluvione del sindaco e dei suoi assessori che hanno rivendicato l’apertura delle scuole per tre giorni di fila - dicendo: «Noi ci siamo!».
Ecco, fosse stato anche solo per vedere quei volti, quei sorrisi, quei vestiti pieni di fango dei ragazzi genovesi, l’alluvione non sarebbe passata invano. Perché, nel momento del bisogno, quelle pale sono riuscite a smentire in pochi minuti anni di analisi che ci raccontavano la nostra gioventù come un insieme di decerebrati, in confronto ai quali gli occupanti dei divani della casa del Grande Fratello di Cinecittà sono scienziati in gara per il premio Nobel per la Fisica, non il fisico. Ecco, grazie a quei ragazzi (...)